Sicurezza o snaturamento delle corse? Dopo la beffa della F1 a Spa si interroga anche la MotoGP

Sicurezza o snaturamento delle corse? Dopo la beffa della F1 a Spa si interroga anche la MotoGP

Non torniamo sulla cronaca di quel che è accaduto domenica 29 agosto sulla pista allagata di Spa-Francorchamps dove la Formula uno si è persa nel diluvio delle Ardenne. Con l’imperversare del maltempo il rischio era di cancellare la gara, mai accaduto in 72 anni nel mondiale di F1. Infatti dopo quattro ore di tira e molla aggrappati al meteo, si decide di scendere in pista: ma al rallenty dietro la safety car, con la bandiera rossa che dopo tre giri pone fine alla farsa assegnando comunque i punti (metà) pur senza la competizione, grazie al regolamento che lo consente, qualora vengano completati almeno due giri.

FARSA E RIPERCUSSIONI

—   Almeno una mini-corsa “vera” si poteva fare, vedendo magari finalmente un sorpasso reale, prima di far rientrare tutti ai box. Oppure si poteva semplicemente prendere la responsabilità di annullare il GP mettendoci la faccia. Punto. Si è scelto il pastrocchio, la finzione di una F1 che già sapeva di finto. Comunque ci si poteva almeno risparmiare la cerimonia del podio di un Gran Premio non disputato. Ora, questioni come il rimborso dei biglietti ai tifosi beffati, invocato anche da Hamilton, sono un dettaglio “tecnico” perché il punto centrale torna a essere cosa è oggi la Formula 1, cosa è oggi il Motorsport e quali ripercussioni può avere il film surreale di Spa-Francorchamps anche sul motociclismo e sulla MotoGP, peraltro da anni “fuori legge” dalla pista nelle Ardenne, ritenuta pericolosa per le moto, al di là delle condizioni meteo.

LA CRISI DELLA F1

—   L’a.d. della F1 Domenicali smentisce che dietro alla scelta di ripartire con Safety Car e percorrere i giri minimi necessari a rendere valido il Gran Premio – anche ai fini dell’assegnazione del punteggio – ci siano state valutazioni di ordine commerciale. E allora perché quella decisione? Perché non cancellare il GP? Nessuna risposta. Se non l’insistenza nel ribadire che quella è stata la scelta migliore da fare, senza neppure il minimo cenno di autocritica, non foss’altro nel rispetto degli spettatori paganti e nel rispetto della storia della F1. Tanto meno c’è stato a caldo, e c’è a freddo, la presa d’atto del fallimento conseguenza del caos, di non saper come metterci comunque una pezza che non facesse piombare la F1 nel ridicolo.

Quel che è accaduto a Spa (e che ha suscitato l’ilarità generale sui social) è la cartina di tornasole di una F1 tutt’altro che a posto e in gran salute come ripetono i promoter del Circus dorato, una F1 in crisi di appeal e di pubblico sia sui circuiti che davanti alle tv. La F1 è in crisi di identità tecnica e strategica, aggrappata esclusivamente a uno show-business che domenica a Spa ha dimostrato tutta la propria assurdità perdendosi sotto l’acqua e nel nebbione della foresta. Cosa serve ancora per avviare una riflessione sullo status reale di questa F1-carnevale e sulle sue prospettive, che non si limiti al ginepraio di regolamenti tecnici di cui non sono chiare le motivazioni né tanto meno lo sbocco immediato e futuro?

SICUREZZA O SNATURAMENTO?

—   Tant’è. Al centro torna comunque la questione della sicurezza nelle corse, quattro e due ruote fa lo stesso pur nella loro specificità tecnica e agonistica. Da molti anni, a differenza del passato, la sicurezza è alla base del Motorsport con interventi importanti sui circuiti (come quello in Austria), sui sistemi di soccorso, sul modo di progettare e costruire auto e moto da competizione utili anche per la produzione di serie. Questo è bene perché tutto il Circus è più sicuro, gli incidenti, pur sempre numerosi, sono meno cruenti, anche se la sciabola della signora in nero è sempre presente. Più sicurezza non può però significare snaturamento delle corse. Il rischio è nel mix velocità- competizione e questo rischio non è eliminabile perché è nell’essenza stessa di questo sport. C’è già chi pensa alle corse non più sui circuiti, semplicemente come videogiochi, con i piloti veri che si sfidano virtualmente dal divano di casa e con il pubblico che assiste felice davanti alla tv o al pc pagando per questo. Fantascienza? Mai dire mai!

URGE UNA DECISIONE

—   Rispetto ai livelli di sicurezza con meteo avverso c’è da decidere: o si corre comunque come si è sempre fatto in F1 prima di domenica e si è sempre fatto nel Motomondiale (con rare eccezioni) o si fa come in America che in caso di pioggia la gara è rinviata e nessuno protesta perché tutti sanno che quelle sono le regole. Il 4 giugno 1973 i piloti del motomondiale, con in testa Giacomo Agostini, per la prima volta decidevano uno sciopero al Tourist Trophy per la sicurezza, proprio pochi giorni dopo la tragedia di Monza in cui il 20 maggio avevano perso la vita Renzo Pasolini e Jarno Saarinen.

In particolare, a Monza non finì sotto processo solo l’autodromo, bensì il motociclismo intero che vide poi piloti e Case organizzarsi (con il “patto per la sicurezza”), spingendo gli organizzatori a metter mano ai circuiti e la Fim a usare la scure, cancellandone alcuni anche con eccessivo zelo. Le corse di auto e di moto non sono una corrida e i piloti non sono kamikaze. Ma quanto visto domenica a Spa in F1 non porta al Motorsport più sicurezza: lo fa solo precipitare nella farsa. Alle corse, oggi, non si chiede maggiore temerarietà ma coerenza rispetto ai suoi principi e alla sua storia e, soprattutto, più serietà.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Formula-1/01-09-2021/f1-motogp-tema-sicurezza-corse-420871137298.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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