50 anni fa il debutto nel Mondiale. Storia di Zeltweg/Spielberg, il “torturatore”

50 anni fa il debutto nel Mondiale. Storia di Zeltweg/Spielberg, il “torturatore”

Dopo la lunga pausa estiva il Motomondiale riparte in Austria con i due round consecutivi dell’8 e del 15 agosto al Red Bull Ring, l’ondulato circuito di 4.318 metri immerso in una conca tra i boschi dello Spielberg costruito negli Anni Sessanta e denominato Osterreichring prima di diventare a metà degli anni novanta l’attuale A1-Ring, completamente rifatto e inaugurato da un round del Motomondiale nel 1996. Poi di nuovo out per quasi un ventennio dal giro delle grandi corse delle due e delle quattro ruote fino al grande ritorno della Formula 1 nel 2014 e della MotoGP del 2016.

LE CARATTERISTICHE DEL RING

—   Il Red Bull Ring è oggi considerato, per le moto, il regno degli staccatori ma anche della velocità come dimostra il miglior tempo sul giro di Marc Marquez (1’23.027) nel 2019 alla media di 187,2 km/h, velocità davvero considerevole rapportandola ad esempio al Mugello dove sempre Marquez detiene il giro veloce (2019) in 1’45.519 alla media di 179 km/h. L’Austria era entrata nel concerto iridato del motociclismo cinquant’anni fa, il 9 maggio 1971, ospitando al Salzburgring l’ouverture mondiale dopo aver effettuato sullo stesso velocissimo e insidioso circuito nel triennio precedente tre importanti gare internazionali con la partecipazione di alcuni dei principali piloti del Continental Circus fra cui, proprio nella prima del 1968, il debuttante e sconosciuto ventitreenne Jarno Saarinen.

“ODIATO” DA FRENI E GOMME

—   A dire il vero, sul piano tecnico e spettacolare, non c’è paragone fra il nuovo Red Bull Ring e il vecchio Salzburgring di 4.238 metri, nettamente a favore di quest’ultimo, sia paesaggisticamente — inserito fra montagne e laghi da favola a una manciata di chilometri da Salisburgo — sia tecnicamente date le medie elevate e, purtroppo, anche i rischi, specie fin quando si disputavano i mondiali, con velocità da capogiro, curve da brivido come la Ostschielfe e la Semperit, prima che venisse castrata da una variante. Oggi il Red Bull Ring è considerato assai impegnativo da Brembo e da Michelin perché è un circuito in cui si gira molto a destra con freni e pneumatici particolarmente sollecitati, quindi con temperature elevate. Un esempio per i freni? Alla staccata della prima curva dopo il rettifilo dello start si scende da 303 km/h a 100 km/h in 4,2 secondi e servono 6 kg di carico sulla leva del freno con il liquido freni Brembo che tocca una pressione di 12,8 bar. Pure le gomme soffrono: pur con il rettilineo più lungo di soli 626 metri, le sette curve a destra con le due sole a sinistra, sono un calvario provocando la “bollitura” dei pneumatici.

IL VECCHIO CIRCUITO DA PAURA

—   Anche sul vecchio Salzburgring si girava molto “a destra” ma, all’epoca, né i freni e né soprattutto le gomme Dunlop “a pera” soffrivano particolarmente. Caso mai, dopo la gara, erano gli occhi dei piloti ad apparire stralunati dopo le roventi battaglie in pista con medie inferiori solamente a quelle di Spa-Francorchamps e di Monza. Per capire di cosa si parla è il caso di rapportare la velocità sul giro di Marquez del 2019 (187,2 km/h di media) al Red Bull Ring con quella di Giacomo Agostini su MV 500 tre cilindri nella prima gara iridata del Salzburgring 1971 su asfalto umido (1’26.1, media 177,2 km/h) e nella seconda del 1972 con asfalto asciutto (1’23.7, media 182.365 km/h). Un circuito indubbiamente da pelo e da far accapponare la pelle anche agli spettatori, con i piloti a filo delle lame dei guard-rail messi ovunque a bordo pista, senza vie di fuga, con l’unica consolazione di un asfalto a prova di bomba tant’è che i piloti aumentavano i loro tempi sul giro di poco anche con il bagnato, correndo addirittura con la neve. Dicevamo delle velocità: già nel 1973 Saarinen (Yamaha 500) alza di molto l’asticella: 1’21.970 alla media di 186 km/h (purtroppo il fuoriclasse finlandese perirà insieme a Renzo Pasolini due settimane dopo a Monza). Sarà Kenny Roberts, dopo l’edizione del 1980 saltata per il nevone, a superare nel 1983 con la sua Yamaha 500 4 cilindri 2 tempi il muro dei 190 km/h.

RING FESTA DI PUBBLICO

—   Al Salzburgring c’era sempre il pienone nell’immensità del verde che forniva tribune e gradinate naturali: fino a 200 mila persone, di cui almeno metà provenienti dall’Italia e l’altra metà proveniente da tutta Europa. Tutti i cittadini della zona erano impegnati nell’organizzazione, con gli agricoltori che trasformavano le colline attorno al circuito in immensi parcheggi per le auto e le moto degli appassionati. Ovunque c’erano mucche al pascolo, in libertà, su uno scenario di verde, da favola. In caso di pioggia, cioè quasi sempre, gli stessi abitanti si mobilitavano nei campi con centinaia di trattori per tirar fuori dal fango le automobili. Le abitazioni alla Heidi (la ragazza delle Alpi della serie tv) diventavano alberghi con gli appassionati-ospiti trattati come vecchi amici e tutti ogni anno andavano nello stesso posto, riconosciuti e ricevuti “come re”. All’alba del giorno della gara c’era la sveglia con la banda del paese (donne e uomini di ogni età) che ovunque dava il via a una giornata memorabile, di festa per tutti. Il problema, caso mai, erano le strutture del circuito, con gli organizzatori dediti alla pista ma tutto il resto rimasto ai tempi della Grande Guerra, a cominciare dalla tribuna stampa realizzata con assi di legno traballante, priva di ogni comfort. Per non parlare delle toilette per il pubblico, vero handicap del maestoso impianto.

QUELLA PRIMA VOLTA MONDIALE

—   In quel primo round iridato del 9 maggio 1971, ancora scosso dalla tragedia di Riccione del 4 aprile in cui era morto nella gara delle 350 il pilota della MV Angelo Bergamonti compagno di squadra di Giacomo Agostini, si registrava un fatto non usuale per i colori italiani con uno splendido tris di vittorie nelle tre cilindrate superiori: due trionfi per il “solito” Agostini su MV nella 350 e nella 500 e una per Silvio Grassetti sulla tedesco orientale MZ nella

  1. Addirittura gli italiani sfiorarono il poker con Gilberto Parlotti-Morbidelli, secondo in volata nella 125, a soli 16 centesimi da Angel Nieto su Derby. Per capire l’aria che tirava all’epoca, nella 500 Agostini doppiò il secondo arrivato Keith Turner (Suzuki) e nella 350 rifilò un distacco di 1’21”44 al secondo Werner Pfirter (Yamaha). Corse noiose? Tutt’altro! Un diverso modo di fare e intendere lo show. Il fuoriclasse italiano fu portato in trionfo ricevendo le ovazioni dagli spalti strapieni per “come” aveva guidato e per il “passo” di gara: appunto, show nello show. Tutt’altra musica nella 250, una vera e propria corrida, specie fino a metà gara con le Yamaha di Gould, Read, Andersson, Saarinen, Marzsovsky, Drapal, Granath, le MZ di Grassetti e Bartusch, la Derby di Barry Sheene una “sopra” l’altra. Quella di Silvio Grassetti fu quel giorno al Salzburgring una vera e propria opera d’arte, un trionfo a 170 km/h di media, una data storica per la MZ, tornata alla vittoria iridata con la nuova sibilante bicilindrica 2 tempi a disco rotante dopo 8 anni, alla sua prima doppietta nella duemmezzo mondiale. Grassetti si ripeterà di lì a poco trionfando anche a Spa-Francorchamps a oltre 195 km/h di media, ma ancora una volta a fine stagione non riuscirà a far suo l’ambito titolo mondiale. Mentre a fine 1971 Agostini, raggiunta quota 10, supera Carlo Ubbiali e Mike Hailwood per numero di titoli conquistati. Dal Salzburgring al Red Bull Ring, un gran bel salto di mezzo secolo di storia di un motociclismo tanto diverso ma sempre con lo stesso appeal.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/06-08-2021/motogp-stiria-storia-circuito-zeltwegspielberg-50-anni-fa-debutto-mondiale-420203658948.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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