50 anni senza il Conte Agusta: l'uomo che fece grande l'MV e Agostini

50 anni senza  il Conte Agusta: l'uomo  che fece grande l'MV e Agostini

Per Domenico Agusta, audace quanto avveduto capitano d’industria morto 64enne 50 anni fa, il 2 febbraio 1971, il box di un circuito, specie a Monza, era il posto migliore per vivere le corse, dove poter soffrire e gioire, borsalino in testa e cronometro in mano, accanto ai suoi bolidi, con i suoi piloti e i suoi meccanici. “Qui – ripeteva con orgoglio il signor Conte – volo più in alto che con i miei elicotteri perché niente ti fa toccare il cielo come una vittoria, felice raggiungimento degli obiettivi prefissati, gratificante ed emozionante da vivere, in quanto ricompensa delle fatiche che si fanno e dei rischi che si incontrano durante il cammino”. Tante vittorie di gare e di titoli nazionali e mondiali, poche sconfitte, indimenticabili giornate di gloria e di grandi emozioni per Domenico Agusta, colpito da infarto il 29 gennaio 1971 mentre accompagnava il presidente finlandese Urho Kekkonen in visita nei suoi stabilimenti di Cascina Costa: morirà quattro giorni dopo a Milano nel suo appartamento di Piazza Sant’Erasmo.

LA SFIDA COME VITA

  Domenico Agusta amava le sfide, amava vincere perché, ripeteva: “chi vince non si arrende mai, in pista e nella vita”. Personaggio schivo che lavorava sul presente immaginando il futuro, il Conte con il pallino delle moto da corsa, disdegnava le lodi, l’adulazione, ma a cena rigorosamente dalle dieci di sera a mezzanotte (pranzava spesso da solo in modo frugale alle tre del pomeriggio) con i pochi amici nella sua villa a due passi dal reparto corse, raccontava di sé, di suo padre Giovanni nato a Parma nel 1879, che nel 1907 progetta e realizza il suo primo velivolo, l’AG-1; che va volontario in Libia nella guerra italo-turca; che nel 1913 è assunto alla Caproni lasciandola dopo la Grande guerra per fondare le Costruzioni aeronautiche Giovanni Agusta con officine a Tripoli, Bengasi, Foggia; poi il trasferimento della famiglia a Cascina Costa, con la madre Giuseppina e i tre fratelli Vincenzo, Mario e Corrado avviando l’attività di riparazione e revisione dei trimotori Caproni. Nel 1927 il padre Giovanni muore prematuramente e la fabbrica viene presa in mano da Domenico appena ventenne e da sua madre.

DAGLI AEREI ALLE MOTO

  Sempre da lì, dopo la seconda Guerra mondiale, lo sviluppo dell’azienda con gli aerei, gli elicotteri e l’accordo con l’americana Bell per produrli a Gallarate proseguendo con gli scooter, le moto, le corse. Il primo bolidino, un 98cc. 2 tempi, è del 1947 e viene battezzato MV, Meccanica Verghera, perché a Verghera era stata fatta la prima moto. Infine il trasferimento a Cascina Costa dove nascerà il mito di una Casa che dal 1952 al 1974 conquista 37 campionati del mondo in tutte le classi, 34 vittorie al Tourist Trophy, dal 1950 al 1976 24 titoli italiani seniores in tutte le cilindrate, quando il “tricolore” valeva un mondiale. Con i bolidi di Cascina Costa hanno corso e vinto tutti i più grandi campioni italiani ed esteri: Giacomo Agostini, il più titolato, in sella alle MV ha vinto 13 titoli iridati, 18 campionati italiani e 10 Tourist Trophy. Nessun’altra Casa aveva tanti mezzi in pista come la MV a cavallo degli Anni ’50 e ’60: a volte, complessivamente nelle 125, 250, 350, 500 addirittura nella stessa giornata 22 moto rosso-argentate con 22 piloti!

APPASSIONATO E BRUSCO

  Come Henry Ford diceva che al passaggio di un’Alfa Romeo bisognava togliersi il cappello, così Mr. Soichiro Honda affermava che davanti a una MV Agusta da corsa non ci si poteva che inchinare. Imprenditore geniale e avveduto, uomo di forte personalità, innamorato delle corse e inebriato della vittoria pur non battendo ciglio anche dopo il terzo o quarto trionfo consecutivo nella stessa giornata, Domenico Agusta, suo malgrado o no, incuteva timore e gli stessi suoi piloti e gli stessi suoi collaboratori stavano sempre “sul chi vive”. Il Conte rispettava i suoi tecnici, scelti uno a uno per formare uno staff insuperabile per qualità e dedizione, ed era orgoglioso dei suoi corridori, peraltro campioni consacrati, ma guai non occupare tutti i gradini del podio se allo start di una gara le sue moto rosso-argentate erano almeno tre. Una sconfitta ripetuta per tre volte di seguito, specie se non motivata, significava il “benservito”, senza neppure un saluto. Per i corridori, il primo impatto con il Conte era davvero un passaggio difficile. A fine stagione 1964, quando il 22enne bergamasco Giacomo Agostini, trionfatore in Italia con la Morini 250 GP, fu convocato a Cascina Costa per il primo colloquio, dovette aspettare molte ore prima di essere ricevuto alle otto di sera e sentirsi dire dal Conte: “Chi è lei, che vuole da me”. E non era tutto: “Domani lei proverà a Monza, ho già detto a Magni di far mettere i birilli in pista, così si abitua ai nostri bolidi ben più potenti e veloci dalle sue moto precedenti”. Giacomo, abituato alle sobrie lusinghe di Alfonso Morini, deglutisce a testa bassa e sta al gioco lasciando che siano i fatti a parlare. Infatti, il sodalizio Ago-MV si rinsalderà e prenderà il volo.

L’ ‘ACCOGLIENZA’ A SURTEES

  In precedenza, anche “Big John” aveva ricevuto lo stesso brusco trattamento. A fine ’55, lasciata la Norton e la NSU, il 21enne inglese Surtees viene chiamato dalla MV per il primo test a Modena e per il primo incontro a fine pomeriggio a Cascina Costa dove però, prima di firmare il contratto, è sottoposto a un interrogatorio da “terzo grado” da parte del Conte e poi addirittura viene scrutato da cima a fondo da una signora in nero con il viso coperto da un velo, cioè la Contessa Agusta in veste di “supervisore”. Andò peggio al 35enne spoletino Remo Venturi che a fine 1962 viene convocato annunciandogli che dal 1963 sulla sua 500 4 cilindri salirà il 26enne pesarese Silvio Grassetti, peraltro giunto con un ritardo di quattro ore al primo meeting a Cascina Costa causa un incidente stradale presso Cesena. Il “leone di Montecchio”, anche pilota ufficiale Benelli nella classe 250, forse anche per la presenza della splendida moglie Marzia, non fu costretto a subire gli strali del Conte - all’epoca 57enne - che anzi li invitò entrambi a pranzo in villa dopo aver fatto vedere loro la splendida Cadillac Golden Anniversary acquistata il 26 novembre 1952 per celebrare l’inizio della collaborazione con Larry Bell e per festeggiare il primo titolo mondiale MV con Cecil Sandford nella 125 e il debutto della prima 500 4 cilindri varesina con Leslie Graham. “Salga, salga dentro – disse il Conte a Marzia Vitali – vuole fare un giro costeggiando l’aeroporto? Quest’auto mi costò una fortuna, più di 4 milioni!”. Grassetti dovette poi tornare indietro avendo dimenticato la firma sul contratto.

FRA UBBIALI E MAGNI

  Il pilota più coccolato da Domenico Agusta era stato Carlo Ubbiali, l’unico che poteva scrivere su un assegno in bianco la cifra del proprio ingaggio. Ma l’addio alle corse del ‘Cinesino’ a 31 anni dovuto alla prematura morte del fratello-manager intristì il Conte che voleva far salire l’asso bergamasco di cilindrata, affidandogli le 350 e 500 4 cilindri. I maligni dissero che il 9 volte campione del mondo, visto il forfait della MV Agusta nelle 125 e 250, voleva chiudere da trionfatore la sua carriera evitando il rischio di misurarsi con i big delle mezzo litro a cominciare dagli stessi piloti MV Hocking e Hailwood. Nel reparto corse di Cascina Costa, dove vigeva il divieto di entrata senza eccezione alcuna (compresi gli stessi fratelli del Conte e i piloti), tutti lavoravano nella logica della “missione” da compiere. Solamente Arturo Magni, nel 1950 passato dalla Gilera alla MV con l’Ing. Pietro Remor e poi sempre gran capo del reparto corse, poteva rivolgersi direttamente al patron chiamandolo “Signor Domenico”. Spesso, in tarda serata, Agusta chiamava Magni (magari appena rientrato al lavoro dopo una cena veloce a casa sua) a dividere il pasto frugale con lui chiedendogli ogni dettaglio sulla giornata e, soprattutto, ricordandogli i “comandamenti” della Casa da eseguire e da far eseguire. “La cosa più importante – ricordava molti anni dopo Magni – era non andare mai contro le direttive del conte Domenico. Da noi bisognava fare le corse e vincerle, sempre e tutte. Non c’erano pause e non c’erano scuse. Io, non ero solo responsabile del reparto corse, ma dovevo fare diventare norma i miracoli”.

GRASSETTI E IL CRONOMETRO

  Per giudicare un pilota, Agusta, così come lo stesso Magni, credeva solo nel cronometro: “l’unico che non sbaglia mai”. Nel 1963, nelle qualifiche della tappa della Mototemporada pre-mondiale di Cesenatico, Magni affida la MV 500 4 cilindri a Grassetti dicendogli: “Oggi devi battere il record fatto lo scorso anno da Gary Hocking con questa stessa moto”. E Grassetti: “Non basta fare oggi il miglior tempo e domani vincere ?”. “No – replica Magni – il Conte mi ha detto: “O Silvio batte il record o sta a piedi. Tu provaci, se ci riesci io ti metto fuori la tabella con una R che sta per record”. E Grassetti, per ben tre volte vide quella tabella per i suoi tre nuovi record della pista. Il Conte rispettava i suoi piloti ma, è brutto dirlo, per lui il corridore era solamente la componente necessaria per far vincere le sue moto. Al Conte Agusta non interessava chi dei suoi piloti tagliava per primo il traguardo. Per cui è facile capire che chi non portava le sue MV alla vittoria non era degno di stare alla MV.

L’EPICENTRO DELLE CORSE

  Fra i suoi piloti vincenti privilegiava i corridori titolati con le sue moto nella classe regina: gli iridati 500 Surtees, Hocking, Hailwood, Agostini (Read vincerà quando già Domenico Agusta non c’era più) e i “tricolori” 500 Bandirola, Venturi, Grassetti, Agostini. Il Conte Agusta amava le moto, amava le corse, amava la meccanica raffinata e le tecnologie. Aveva un grande intuito sia sulle questioni tecniche sia sui piloti: era lui che capiva che una moto, magari ancora competitiva, era giunta al termine dello sviluppo dando il via a un nuovo progetto, era lui a ingaggiare nuovi piloti per immettere nuova linfa nella squadra. Decideva da solo, sentendo prima il parere del “suo” Arturo, l’insostituibile Magni, deus ex machina del reparto corse che godeva delle vicine strutture e dello staff, a dir poco eccellenti, della Agusta aeronautica, per il motociclismo unico esempio nel mondo. Finché è stato in vita, la MV era Domenico Agusta e il grande motociclismo da corsa dell’epoca, per almeno un quindicennio, ruotava attorno alla Casa di Cascina Costa, cioè attorno al Signor Conte.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/02-02-2021/50-anni-senza-conte-agusta-uomo-che-fece-grande-mv-ago-400311901522.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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