50 sfumature di Max Biaggi: “La mia vita è come un film...“

50 sfumature di Max Biaggi: “La mia vita è come un film...“

Gli occhi sono sempre due furetti pronti a scattare. Ma è l’unica cosa che accomuna il Max Biaggi che è stato pilota a quello che sabato festeggerà 50 anni di una vita tutta di corsa. E di corse.

MAX, CHE 50 ANNO SONO STATI? “Intensi, passionali e pieni di sport. In moto ho iniziato tardi, prima ci sono stati calcio e sci”

UN ROMANO CHE ANDAVA FORTE IN MOTO ERA RARO NEGLI ANNI 90 “Mi sentivo fuori dal coro”

GLI AMICI COSA DICEVANO? “Amici quali? Quando ho iniziato mi sono trasferito subito a Monaco, lì mi sono ritagliato un mondo e costruito la vita intorno all’essere pilota”.

AVEVA VISSUTO MOMENTI DURI PER IL RAPPORTO CON SUA MADRE… “Avevo fatto della moto il mio rifugio spensierato, affogando quei pensieri che non facevano bene alla mente e dedicandomi anima e corpo allo sport”.

TRA IL MAX DI ALLORA E QUELLO DI OGGI C’È UN ABISSO “Son passati trent’anni, un’altra vita. La seconda parte del Max è sicuramente migliore, come uomo, relazioni, tutto. Crescendo, diventando padre, tocchi con mano le cose importanti”

LA VITTORIA CHE CAMBIÒ TUTTO? “Assoluti d’Italia del 1990. Avevo dominato la Sport Production 125. Per gli Assoluti a Vallelunga si era liberata una Honda: provai a Misano con un freddo becco, dopo 20 giri Fabrizio Cecchini, oggi in Aprilia, chiamò Matteoni dicendo che facevo tempi impossibili. E a Vallelunga chiusi 3°, dietro Romboni e Gresini”.

E BIAGGI ALL’IMPROVVISO NON ERA PIÙ UNO SCONOSCIUTO “Scoppiò la caccia all’uomo. Mi proponevano cento cose, io e mio padre Pietro non ci capivamo nulla. E lui tanto non ne sapeva, che fece il suo ragionamento: “Tu ch’hai due anni più di Capirossi che ha appena vinto il Mondiale 125, allora devi fa’ la 250”. “Papà, ma io la 250 non l’ho mai neanche provata”. E lui: “E annamola a prova’”. Test a Misano: dopo pochi giri avevo eguagliato la pole dell’Europeo. Mi chiamò il mondo, Honda UK, team Italia…”.

POI SI FECE VIVO CARLO PERNAT “Mi disse: “Tu devi correre col team Italia, la Nazionale”. Gli dissi, ok, ma se vinco l’Europeo mi devi garantire il Mondiale con l’Aprilia. L’ho vinto con tre gare d’anticipo e in premio feci da wild-card alcune gare del Mondiale ’91”.

A RIPENSARCI OGGI? “Mi sembra un sogno, un film. Anche perché fino a 18 anni non avevo mai guidato la moto. La prima andai a ritirarla col mio amico Daniele, che la guidò fino casa perché non sapevo cambiare, mai usata la frizione. Dopo due settimane ero in pista”.

NON AVER VINTO LA 500 AL DEBUTTO NEL 1998 PESA ANCORA? “No. Moralmente mi sento il vincitore di quel Mondiale e poi la Superbike è stata una scommessa vinta. Per stile ero il meno adatto a quel campionato grezzo, con tenacia, tecnica e voglia abbiamo battuto la Ducati che dominava. È stata una gran prova di forza, mia, che a 38 anni ero grande, come dell’Aprilia”.

LA RIVALITÀ CON VALENTINO ROSSI SPACCÒ L’ITALIA “Ognuno fa parte della storia dell’altro, abbiamo alimentato, reso famoso, peggiorato e migliorato l’altro. In quegli anni, poco intelligentemente, non comunicando tra di noi parlavamo solo attraverso la stampa che ha vissuto tempi d’oro. Ci prendevano con l’amo. Se c’era un minimo di astio si decuplicava. Siamo stati due dilettanti allo sbaraglio nel non parlarne o avere un rapporto un po’ più diretto”.

NON È MICA TARDI “Ma allora c’era un motivo. Con Capirossi lo stesso, quando competi non puoi avere simpatie né belle parole per chi vuole portarti via il sogno. Ma a distanza di 15 anni con Loris ci parliamo, ci chiamiamo, zero problemi. Con Valentino magari potrebbe accadere tra qualche anno”.

VEDERE ROSSI CORRERE ANCORA? “Consigli non ne voglio dare, giudizi ancor meno. Però a 50 anni mi sento di dire che se sei spinto a fare una cosa dalla passione, alla passione non puoi dare una regola o comandarla. Quindi non puoi giudicare. Se hai voglia di fare qualcosa, perché non farla? Poi, certo, ti esponi alle critiche”.

ESSERE TEAM PRINCIPAL È…? “Comporta una responsabilità alta, non è facile gestire un team con tante nazionalità e teste. Da pilota, abituato a essere la punta della piramide, è diverso”.

DIVENTARE PADRE HA AIUTATO? “Sicuro, da genitore c’è un clic che cambia tutto. Leon ha 10 anni, Inés 11 e io mi sono scoperto un padre premuroso, anche troppo. I primi due anni mi sentivo non dico inutile, ma poco adeguato. Quando c’è stata più interazione è stata la luce. A me, poi, le cose piace farle al massimo: ho i bambini con me 10-12 giorni al mese, e ho deciso che devono essere totali. Non voglio una baby sitter, qualcuno che mi aiuti. Me la cavo a cucinare, aiuto coi compiti, li porto alle attività”.

MARQUEZ È TORNATO A VINCERE “Aveva già capito i primi due giorni che era in dirittura d’arrivo, la vittoria gli ha dato la conferma. Se la Honda lo assiste con la moto, dimostrerà di avere ancora qualcosa in più degli altri”.

LA SFIDA DEI PROSSIMI 50 ANNI? “Vincere il Mondiale Moto3. E il record con la moto elettrica. La Voxan Wattman non è un progetto commerciale, ma da puro appassionato. E a me diverte perché dietro c’è tanta tecnica. Quando superi i 400 orari entri in un mondo diverso. Alla fine puoi vivere di sogni mai realizzati o provare a renderli reali. Io ho scelto la seconda via”

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/24-06-2021/motogp-max-biaggi-compie-50-anni-vita-sempre-corsa-4102246692543.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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