7 anni fa moriva Derek Minter, re senza corona definito da Hailwood: “L’osso più duro“

7  anni fa moriva Derek Minter, re senza corona definito da Hailwood: “L’osso più duro“

Se c’è un pilota che avrebbe meritato almeno un titolo iridato nei suoi undici anni di carriera nel Motomondiale dal 1957 al 1967, questi è Derek Minter, corridore inglese nato a Littkebourne il 27 aprile 1932 e morto ottantatreenne, sette anni fa, il 2 gennaio 2015. E se c’è stato un pilota dell’epopea del motociclismo de: “I giorni del coraggio”, in particolare dagli inizi degli Anni ’50 alla fine degli Anni ’60, su cui nessuno avrebbe scommesso un cent che non sarebbe perito in pista perché “svitato”, questi era proprio Derek Minter.

L’ELOGIO DI HAILWOOD

—   Di Minter, Mike Hailwood diceva: “Corridore di talento, tenace ed impetuoso. Fra tutti, Derek è stato spesso l’osso più duro, un avversario ostico da battere, anche quando non disponeva di moto competitive”. E questa valutazione di “Mike the bike”, per Derek valeva come o più di un titolo mondiale. In effetti Minter, con il gap di cattive partenze a spinta anche causa del suo fisico minuto, aveva un gran manico e una determinazione straordinaria, portato più a dar valore alla battaglia in corsa che al risultato finale: è così che il suo nome compare di rado negli albi d’oro del mondiale occupando invece l’elenco dei ritirati, spesso per caduta. Ma è così che Derek è rimasto nel cuore degli appassionati che lo hanno visto battersi in gare memorabili in tutte le cilindrate, con moto di diverse Case, specie sul bagnato e sui circuiti più impegnativi e infidi.

CHE VITTORIA AL TT

—   La sua migliore stagione è stata il 1962: campione britannico addirittura in tre classi: 250, 350, 500 e primo in cinque classi in una stessa giornata di gare a Brand Hatch da cui l’appellativo di: “King of Brands”. Trionfa poi alla Race of the Year di Mallory Park e, soprattutto, domina nella duemmezzo iridata al TT inglese. E’ quella del 4 giugno 1962 l’unica vittoria di Minter in una gara mondiale, ottenuta in una durissima edizione del Tourist Trophy (6 giri pari a 364,326 Km/h) per la prima volta in sella alla Honda RC 162 4 cilindri 250. Corsa splendidamente dominata davanti ai compagni di Marca Jim Redman e Tom Phillis, uno squadrone di cui facevano parte anche Moto Kitano e Bob McIntyre (suo il giro veloce in 22’51.2), costretti al ritiro. Dirà dopo la gara Hailwood, costretto al box nel finale per un banale guasto alla sua Benelli “mono” bialbero: “Derek mi ha passato come un fulmine in discesa nel curvone di Bray Hill e ho pensato che l’avrei presto incontrato steso a terra. Invece l’ho visto alla fine sul gradino più alto del podio”. Già. Minter aveva anche sfiorato il podio su Honda bicilindrica nella gara precedente delle 125, finendo quarto causa un calo di motore. I lettori del prestigioso periodico inglese Motor Cycle News nominano Minter: “Man of the year”. Ma quelle Honda erano state date solo “in prestito” dalla Casa dell’Ala dorata all’importatore inglese per affidarla a Minter esclusivamente per il TT dell’Isola di Man. Derek, come sempre, si limitò a dire a testa bassa: “Ok” proseguendo poi il mondiale nella 350 e nella 500 con la sua Norton (gran secondo posto ad Assen) sperando che qualche Casa lo chiamasse.

IN GILERA

—   In effetti sarà poi così quando l’ex pluri campione del Mondo Geoff Duke gli offre un posto nella sua scuderia insieme a John Hartle per riportare in pista le gloriose Gilera ufficiali 350 e 500 4 cilindri, in soffitta dalla fine del 1957 causa il “patto di astensione” dalle corse siglate da Gilera, Guzzi, Mondial, MV Agusta. Ad inizio stagione 1963 Minter porta le Gilera-Duke davanti a tutti nei round internazionali di Silverstone, Brands Hatch e Oulton Park preparandosi per la prima grande sfida con le MV Agusta in programma sul circuito di Imola il 25 aprile 1963. Oltre 50 mila spettatori (c’è chi ne ha contati il doppio, con i portoghesi…) affollano il circuito del Santerno per rivedere dopo sei anni di assenza le leggendarie plurifrazionate bianco-rosse campioni del mondo delle mezzo litro nel 1957 con il fuoriclasse ternano Libero Liberati deceduto il 5 marzo del 1962 dopo una caduta in allenamento sulle strade di casa. Nelle 500, anticipata da uno scroscio d’acqua, è subito bagarre fra i bolidi di Arcore e le MV Agusta 4 cilindri di Hailwood e Grassetti, con la Bianchi bicilindrica di Remo Venturi pronta nel ruolo di guastafeste, comunque capace di tenere dietro il nugolo delle monocilindriche Norton, Matchless, AJS, Gilera Saturno, Aermacchi, Rudge. Hailwood prova ad involarsi ma il riacutizzarsi dei dolori di una precedente caduta lo costringono ad alzare i suoi tempi sul giro mollando la testa della corsa. Ci prova allora Grassetti a tener dietro le Gilera fin quando dal box della MV esce la tabella di disinteressarsi della lotta fra gli … “stranieri” badando esclusivamente a chiudere la gara primo degli italiani e portarsi a casa il titolo “tricolore” della massima cilindrata. Così, in un tripudio di folla, alla fine le due Gilera di Minter e Hartle chiudono in parata al primo e secondo posto davanti alla due MV e alla Bianchi di Venturi che si rifà nella 350 vincendo davanti alla Gilera di Hartle e alla AJS di Duff. E Minter? Costretto in questa categoria ad inseguire lo spoletino in fuga sulla bicilindrica “biancoceleste” milanese perfettamente “tarata” dall’Ing. Lino Tonti, l’asso britannico rischia l’impossibile tentando l’aggancio alla Rivazza dove ruzzola rovinosamente a terra. Si teme il peggio, con Derek esanime fuori dal nastro d’asfalto. Ma lo spavento passa in un attimo. Minter si rialza, con la mano destra apre la lampo della tasca della sua tuta di pelle nera estraendo una Gauloises che accende subito salutando con un gran sorriso il pubblico. La collina del batticuore esplode. Le Gilera hanno bisogno di una “pausa” ma Minter non può dire “No” a Brand Hatch, anche per un ingaggio mai così sostanzioso. Sotto il diluvio domina con la sua vecchia Norton 500 ma nel finale s’aggancia con un gruppo di doppiati finendo malconcio all’ospedale. Così Duke affida poi la sua Gilera “4” a Phil Read che conquista il secondo posto ad Assen alle spalle del compagno di squadra John Hartle e fa ancora secondo a Spa-Francorchamps, stavolta dietro ad Hailwood (MV Agusta). Minter rientra sulla pluricilindrica italiana “mezzo litro” al GP dell’Ulster tornando sul podio dietro Hailwood e Hartle e conquistando poi il secondo posto al Sachsenring alle spalle di Hailwood, con Hartle out. Seguono altri ritiri nel finale di stagione, l’ultimo a Monza dove Minter ha guai tecnici sulla Gilera 500 e debutta senza fortuna sulla Benelli 250 4 cilindri, compagno di squadra di Silvio Grassetti. A fine stagione Duke chiude la sua scuderia anche se le Gilera 500 torneranno in pista, saltuariamente, nel 1964-65-66 affidate via via a Benedicto Caldarella, Remo Venturi, Silvio Grassetti e allo stesso Minter che con il “bestione” di Arcore ci riprova al TT del 1966 finendo però a terra con diverse fratture.

L’ADDIO E L’INCIDENTE A 68 ANNI

—   Peraltro, dal 1964, Minter era tornato “privat” con le 250 Cotton e le 350 e 500 Seeley ben figurando in patria ma dando definitivamente l’addio alle corse a fine 1967 per dedicarsi con profitto alla sua compagnia di trasporti. L’antico amore non si dimentica e Derek si presenterà in seguito come acclamato “ex” negli anni successivi nei principali revival, in patria e fuori. Ciò fino a un nuovo incidente a Darley Moor nel 2000 che convince Minter, sessantottenne, ad attaccare definitivamente il casco al chiodo. Figlio di un minatore del Kent, Derek sin da bambino aveva avuto la passione per le moto e già a 16 anni scendeva in pista per le sue prime gare facendo di tutto, i lavori più umili e faticosi, per mettere da parte due le sterline utili per esaudire la sua passione. A 25 anni si faceva notare al suo primo “senior” TT dell’Isola di Man iniziando quella scalata internazionale senza però mai raggiungere l’ambito titolo iridato. Lui ci scherzava sopra, anche negli anni della vecchiaia: “Chiedete a Surtees, a Hailwood, a Hocking, a Mc Intyre, a Hartle, chi era Derek Minter”. Già, un campione fra i campioni in pista, un eterno ragazzo di grande umanità e umiltà nella vita di tutti i giorni.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/02-01-2022/addio-derek-minter-sette-anni-fa-moriva-pilota-definito-hailwood-l-osso-piu-duro-430704727717.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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