Giacomo Agostini e quella caduta il 20 luglio 1974 in cui disse addio al Mondiale in 500

Giacomo Agostini e quella caduta il 20 luglio 1974 in cui disse addio al Mondiale in 500

Nella storia di una carriera straordinaria quale è stata quella del 15 volte iridato Giacomo Agostini ci sono state tante giornate trionfali, ma quel 20 luglio 1974 lascia ancora l’amaro in bocca al fuoriclasse di Lovere costretto da una caduta nel GP di Svezia ad Anderstorp a dire addio al suo primo titolo in 500 con la Yamaha. Cosa accadde realmente quel 20 luglio di 47 anni fa quando Agostini doveva dire addio al sogno iridato della 500 e in quale contesto avvenne quel ko del pilota italiano?

L’ORRIBILE 1973

—   Il 1973 era stato l’annus horribilis del motociclismo con la doppia tragedia di Monza in cui il 20 maggio nella gara mondiale della 250 erano morti Pasolini e Saarinen e poi il 20 luglio in una gara nazionale erano periti Galtrucco, Chionio, Colombini. Era stato anche l’ultima stagione di Agostini alla MV Agusta, passato nel 1974 alla Yamaha a causa del “clima” cambiato nella casa di Cascina Costa e della difficoltà sempre più pesanti dei motori 4 tempi di far fronte ai nuovi propulsori 2 tempi anche nella massima cilindrata. Di fatto, Agostini se ne andava dalla “sua” MV per tre motivi: per la difficile coabitazione con il nuovo arrivato Read; per la fine della superiorità tecnica dei bolidi varesini rimasti fedeli al 4 tempi; per l’ingaggio dorato della Yamaha.

1974, IL SUCCESSO CONTRO ROBERTS

—   Dopo aver toccato con mano in inverno la possente e stimolante realtà racing della casa dei tre diapason, Agostini è certo di aver fatto la scelta giusta e di poter continuare a fare il bis degli anni precedenti: nella stessa stagione i titoli iridati nella 350 e nella

  1. La conferma, un vero e proprio exploit, viene il 10 marzo 1974 quando nell’esordio con la Yamaha 750 4 cilindri 2 tempi Agostini trionfa alla 200 Miglia di Daytona piegando i big statunitensi, in primis quel “marziano “Kenny Roberts che prima denigra il corridore italiano: “Ago-Daisy” ma poi, dopo essere stato battuto in una corsa al calor bianco, lo esalta: “Non posso credere che Agostini sia un essere umano”.

IL GRIPPAGGIO A CLERMONT-FERRAND

—   Il 7 aprile Agostini fa il bis nella splendida e strapiena 200 Miglia di Imola, lanciatissimo per l’inizio del Motomondiale, il 21 aprile, con il primo round del GP di Francia a Clermont-Ferrand. Qui Agostini capisce subito l’aria che tira: vince nella 350 (Read rientra al box dopo soli tre giri per il ko della sua nuova MV) con la Yamaha bicilindrica da lui poco amata ma scopre poi nella 500 cosa vuol dire il “grippaggio”: il motore della sua nuova YZR500 OW20 si blocca al nono passaggio quando Ago stava recuperando dopo una partenza stentata e anzi stava conducendo la corsa con un vantaggio di 7”8 proprio su Read. Così il baronetto inglese gongola sul podio con accanto Barry Sheene (Suzuki) e Gianfranco Bonera. Alla MV è festa grande.

DOPPIETTA A SALISBURGO

—   Il 28 aprile al Nurburgring, causa la pericolosità del tracciato di 22,835 km, c’è il primo sciopero dei piloti dopo quello del 1955 e il forfait dalla gara dei big: è Agostini a capeggiare la rivolta, subendo anche insulti della folla e critiche degli addetti ai lavori. Il 5 maggio c’è Salisburgo, reso ancor più infido dalla pioggia battente. Agostini pennella alla Giotto le curve allagate: nella 350 non ha rivali (dopo i ritiri di Read per noie meccaniche e di Lansivuori per caduta) e nella 500 vince “comodo” con Read ko per il cambio rotto e con Bonera imbrigliato nel finale da un nugolo di doppiati. È la prima doppietta iridata di Ago con la Yamaha.

IMOLA, GIOIE E DOLORI

—   Il 19 maggio tocca a Imola con Agostini ancora trionfatore nella 350 davanti a Lega (+42”200), in gran giornata e protagonista di sorpassi da applausi e a Rougerie (+52”900) e sfortunatissimo nella 500 (benzina finita a meno di un giro dal traguardo causa il forcing dei tempi sul giro con il passo dell’1’58”-1’59”), vinta da Bonera con Read ko, svenuto dopo il traguardo per le narici otturate dai piumini dei pioppi del Santerno.

ASSEN, NUOVO TRIONFO

—   Il 5 giugno tocca al TT senza però i big che danno forfait per i troppi rischi del Mountain Circuit. Quindi il 29 giugno ecco lo scontro-show spostarsi sulla piana del vecchio splendido Assen (7,704 Km) con la nuova trionfale doppietta di Agostini-Yamaha nella 350 (davanti agli staccatissimi Braun e Pons) e nella 500 davanti al compagno di squadra Lansivuori (+3”2) e alle MV di Read (+28”4) e di Bonera. Read ha un diavolo per capello, costretto a cedere la testa della corsa per un guaio al freno anteriore e alla rottura di un tubo di scarico. Agostini vola in classica in entrambe le categorie: “Adesso sono più tranquillo – dice Mino - inoltre a Spa-Francorchamps avrò la nuova Yamaha 500, un missile!”.

A SPA MISSILE READ

—   Ma il 7 luglio in Belgio, assente la 350, c’è il gran ritorno di Read che sui 14,120 km del velocissimo saliscendi detta la legge del più forte rifilando a uno stralunato Agostini giunto secondo, un distacco mai subito: +1’12”2. Non solo. Read è davvero in gran giornata sfruttando al massimo la rinnovata MV come dimostrano i nuovi record sul giro e sulla distanza, sbriciolando i record precedenti di Agostini-Mv. Sul giro Read fa segnare 214,720 km/h contro il precedente 210,709 di Ago-Mv del 1973; sulla distanza di 169,200 km Read fa segnare 212,407 km/h contro i 206,810 Kmh di Ago-Mv. Un duro colpo per il morale di Agostini e del team Yamaha, un terremoto per la classifica generale della 500 con le due MV in testa: Read primo Bonera seconda, e Agostini solo terzo.

SVEZIA, CLIMA BOLLENTE

—   Ed ecco il 20 luglio, Anderstorp, un toboga ad alto rischio di 4,018 km. Il clima si surriscalda sin dalla vigilia. La MV vuole fare un test al di fuori delle prove ufficiali perché ha la novità delle gomme slicks e vuole far girare ancora dopo Spa la moto con la carenatura dotata di “ali” aerodinamiche. Ma gli organizzatori, anche sotto la spinta di altri team, dicono no e la squadra di Cascina Costa è costretta a fare dietrofront. La 500 gareggia sabato 20 luglio e subito dopo il via sono i comprimari con le monocilindriche a condurre le danze: Korhonen, Auer, Smart, Findlay, Granath, Leon, Nelson, Palomo, Herron, Williams. Ma è un fuoco di paglia perché il “ribelle” Barry Sheene salta tutti e alla fine del secondo giro vola in testa con Agostini e Read in scia.

ANDERSTORP, COSA È SUCCESSO

—   Ricorda oggi Agostini: “Avevo la corsa in mano e potevo già superare Barry in staccata in fondo al rettilineo centrale: una curva parabolica a destra, poco veloce, seguita da una curva più veloce sotto una tribuna colma di gente. Ecco, decido di passarlo lì per dare spettacolo e avere il tributo della folla. Che testa che abbiamo, noi piloti! Ero incollato a Sheene ma alla sua Suzuki salta un manicotto della pompa dell’acqua: la moto s’intraversa scaraventando Barry a terra. Non ho potuto evitarlo. Un gran volo. Una gran botta. Male ovunque. Frattura della clavicola, un mese di stop e addio al primo titolo in 500 con la Yamaha”. Già.

GUERRA DI PAROLE

—   Infuriano le polemiche: ognuno attacca l’altro. Gode solo Read. In Yamaha sale la tensione per l’addio al titolo della 500 e per Lansivuori che spara a zero: “Mi trattano come un cane, (aveva però avuto un lauto ingaggio di 25 milioni più i premi gara, ndr) avrei dovuto essere alla pari con Agostini e invece per lui la Yamaha ha fatto ogni sforzo dandogli ogni volta due-tre moto e a me le scarpe vecchie”.

IL RESTO DELLA STAGIONE

—   Il 28 luglio a Imatra, assente Agostini, Read s’accontenta di finire secondo in volata dietro a Bonera intascando il suo settimo titolo mondiale. Quaranta giorni dopo la botta di Anderstorp Agostini rientrava a Brno limitandosi a una corsa di rodaggio, finendo ottavo (+2’17”7) tornando poi l’8 settembre alla vittoria nella 350 di Abbazia che gli frutta il settimo titolo consecutivo nel mondiale della categoria. Per Agostini, l’obiettivo di vincere al primo assalto con la Yamaha il mondiale 500, fallisce con un modesto quarto posto finale. Ma è solo una parentesi.

IL TITOLO IN 500 NEL 1975

—   Agostini non si dà per vinto e recupererà alla grande la stagione successiva, nel 1975: uno storico trionfo perché dopo diciassette anni di dominio ininterrotto dei piloti della MV Agusta nella “classe regina” (Surtees 1958-59-60, oltre il 1956; Hocking 1961; Hailwood 1962-63-64-65; Agostini 1966-67-68-69-70-71-72; Read 1973-74;) l’asso bergamasco conquista il massimo alloro della 500 su una moto giapponese, la Yamaha. Non era mai accaduto prima! Le case del Sol Levante, dopo aver vinto a iosa titoli mondiali nelle piccole e medie cilindrate, avevano fino allora sfiorato con la Honda (nel 1966) e con la Yamaha (nel 1974) il colpaccio nella top class (all’epoca la 500) conquistando addirittura il titolo “Marche”. Nel 1967, la Honda aveva fallito il gran colpo - causa noie al cambio della sua potente ma delicata 4 cilindri- nell’ultimo e decisivo round di Monza, con Mike Hailwood alla fine secondo (+13’’2) dietro al campione italiano, dopo aver dominato sin dall’inizio e fatto segnare anche il giro record: 1’41”4 a 204,142 km/h di media.

LE STILETTATE AGO-READ

—   Insomma, era Giacomo Agostini a dare a una casa giapponese (Yamaha) quel che nessun altro pilota aveva mai dato prima del 1974 passando così alla storia del Motorsport anche per questo. Non solo. Quel doppio titolo pilota (Agostini)-costruttori (Yamaha) aveva per Giacomo anche il sapore di una doppia vendetta: quella dell’ex ai danni della sua ex casa MV Agusta che lo aveva lanciato nel firmamento del motociclismo mondiale facendogli vincere tutto ma che alla fine, nel 1973, gli aveva messo in squadra come pungolo il “nemico” Phil Read sulla nuova moto più potente e affidabile (Ago sulla fragile moto sperimentale tagliò il traguardo delle 500 solo in 4 gare su 11) e la vendetta contro il baronetto inglese, talentuoso quanto supponente, per Ago la vera “bestia nera”. Attaccava Read: “Agostini vuol fare sempre la primadonna e non sa perdere”. Ribatteva Ago: “Quel che dice Read porta a una sola conclusione: io sono abituato a vincere perciò mi fa più male quando raramente perdo, mentre lui evidentemente è abituato a perdere, quindi la sconfitta gli brucia meno”. Capito? Questa era l’aria che tirava a quei tempi, incandescenti in pista e fuori, manna per gli aficionados di tutto il mondo. Un’aria che a fine ‘73, fu comunque giudicata irrespirabile da Agostini, che dal 1974 abbandona la casa di Cascina Costa (di fatto Agostini riteneva chiusa nelle corse l’era del motore 4 tempi superato dal 2 tempi) passando alla Yamaha, la prima volta in assoluto di un corridore italiano su una moto ufficiale di una casa del Sol Levante. Per alcuni, quello di Agostini fu considerato uno “sputare nel piatto”, un vero e proprio “tradimento” mentre per altri era la conferma dell’intelligenza di Agostini, della sua capacità di saper scegliere, di capire l’evoluzione tecnica-agonistica ottimizzando sempre tutto a proprio vantaggio, immagine e soldi compresi. Sì, l’uomo giusto, sul cavallo giusto, al momento giusto.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/20-07-2021/giacomo-agostini-quella-caduta-20-luglio-1974-cui-disse-addio-mondiale-500-4102895082145.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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