Il magico ruolo del pilota-collaudatore: così Pirro ha ridato vita alla Ducati MotoGP

Il magico ruolo del pilota-collaudatore: così Pirro ha ridato vita alla Ducati MotoGP

Mai come prima la MotoGP è stata così popolata da case costruttrici. Honda e Yamaha sono sempre presenti, Ducati vola con la sua Desmosedici da quasi 20 anni, Suzuki è tornata all’attacco, Ktm brilla con la RC16 e Aprilia punta in alto dopo il flop della RS Cube nei primi anni 2000. I prototipi sono sempre più competivi e, ormai, è solo questione di decimi vincere una gara o trovarsi fuori dalla Top10. Bastano quindi pochi dettagli per fare la differenza o trovarsi in fondo alla griglia. In fase di sviluppo non si può sbagliare una virgola e solo la finezza unita alla velocità di un pilota garantisce il salto di qualità al progetto. Ecco perché per un team ufficiale è indispensabile il supporto di un pilota-collaudatore. Infatti, Ktm non si è fatta sfuggire Dani Pedrosa, Honda punta su Bradl e Aoyama, Yamaha ha assunto prima Jorge Lorenzo e poi Crutchlow, Suzuki ha Guintoli. Ducati è stata pioniere di questo ruolo e con Michele Pirro ha ridato vita alla Desmosedici che, dalla sua nascita fino agli anni di Rossi, è sempre stata considerata una moto da domare e a cui doversi adattare per sfruttarla al meglio. Oggi, il prototipo di Borgo Panigale è invece tra i più performanti con rider e stili di guida diversi. Ecco come ha fatto il pilota-collaudatore italiano e quali sono i segreti di questa figura che, da dietro le quinte (e non solo), è alla base del successo nel massimo campionato mondiale di due ruote.

CHI È MICHELE PIRRO

—   Dal Civ, al mondiale Supersport fino agli anni in Moto2 (con vittoria a Valencia nel 2011) e in MotoGP categoria Crt con la Frt di Gresini. L’arrivo in Ducati risale al 2013, come collaudatore e con l’obiettivo di essere promosso a pilota. Passa un anno, subentra Audi e arriva Gigi Dall’Igna: a parte qualche wild card o sostituzione (con buoni risultati), Michele rimane nel test team e la Desmosedici cresce in fretta. Il lavoro di collaudatore di Stoner, però, dura poco e Pirro è sempre più fondamentale a Borgo Panigale per lo sviluppo. Oltre ad essere in pista con la MotoGP, l’italiano continua la sua carriera agonistica nel Civ, dove per ben quattro anni vince il titolo nazionale, così da tenere sempre viva la sua “fame” da risultato.

IL COLLAUDATORE NON ESISTE PIÙ

—   Questo termine andava bene fino a qualche anno fa: ora i collaudatori sono piloti e fanno un lavoro diverso. Che sia un ex campione, che da poco ha appeso il casco al chiodo, o un talento ancora maturo come Pirro, è l’esperienza che conta. L’aver iniziato questo lavoro non a fine carriera ha permesso al numero 51 di crescere e alla Ducati di evolversi per trovare il giusto equilibrio. Ma non è cosa per tutti. Infatti, sottolinea Michele “in questo ruolo bisogna mettere da parte dell’ego da pilota. Se lavori per te stesso e per le tue esigenze è un limite per il progetto”. L’obiettivo è trovare la modifica che faccia andare più forte, ma che permetta anche agli altri di essere competitivi. Questa sensibilità, ovviamente, non è da tutti e anche il pilota italiano ha ammesso che, con gli anni e l’esperienza maturata, quello che permette di essere veloce a lui, va bene anche agli altri. A questo punto, con la conferma degli ingegneri il metodo di lavoro è stato stabilito.

UNA MOTOGP MAI VISTA PRIMA

—   Bisogna anche considerare che il livello della classe regina di adesso è completamente diverso rispetto a 10-15 anni fa. Quindi anche i test sono dei banchi prova importanti. La moto va portata al limite e se siamo arrivati a un certo livello agonistico è anche per questo motivo. Inoltre, siccome la stagione è molto breve e combattuta, nel malaugurato evento sia necessaria la sostituzione di un pilota, la squadra deve mettere in sella uno che sappia un minimo come si corra con questi prototipi. Per il risultato, ma anche per gli sponsor. Ecco perché il collaudatore deve essere pilota al 50%, così che poi, all’occorrenza, possa essere sfruttato anche in gara.

LA RICERCA DEL LIMITE

—   Ma come lavora un pilota-collaudatore e il suo test team? Lo scambio di informazioni è essenziale e deve essere ben definito. Ogni giorno, prima di scendere in pista vengono posti degli obiettivi con la squadra. Programmazione, gestione, lavoro da fare, componenti da provare. Lo sviluppo ha diversi fini, ma testare l’affidabilità o le prestazioni di un nuovo pezzo sono due cose completamente diverse che richiedono metodi diversi. Capita anche che, per avere un riscontro più dettagliato, si salga in sella senza spiegazioni e senza sapere cosa ci sia di nuovo. Ma non è sempre così: infatti, per alcuni particolari c’è bisogno di uno scambio di informazioni o sapere precisamente a cosa prestare attenzione. E, anche per il collaudatore, prendersi un giro o del tempo in più per ragionare sulla novità tecnica è fondamentale sulla valutazione finale.

NON C’È MARGINE DI ERRORE

—   “Oggi non esiste una modifica che ti faccia guadagnare mezzo secondo” ammette Michele Pirro. Infatti, come viene dimostrato ogni domenica di gara, il livello delle MotoGP si è uniformato tantissimo. Ogni moto ha i suoi punti forti, ma nessuna è palesemente superiore alle sue avversarie. Ecco perché il lavoro del test team è sempre più difficile e delicato. E basta poco per fare un passo indietro: “Ti assicuro che al livello che è ora, non è per nulla facile perfezionare la Desmosedici e dobbiamo stare attenti”. Nel 2015 sono stati fatti dei piccoli miglioramenti, che nel complesso hanno permesso al pilota di avere più fiducia e per questo la Ducati ha fatto un passo avanti. Ma, come si è visto su alcune moto concorrenti, capita anche che il progetto dell’anno precedente sia più competitivo di quello nuovo. “L’obiettivo che ho insieme a Ducati è di non fare questi errori e quello che portiamo in pista ai piloti deve essere migliorativo. Anche di poco”. Ecco perché, che sia uno step di qualche centesimo in termini di tempo o, meglio ancora, per far guadagnare feeling al pilota, è più che sufficiente per essere approvato.

FORTUNA O TALENTO?

—   Dire che collaudatore ci nasci, è sbagliato. Certo, “una buona base te la da la natura”, ammette Pirro, “ma solo se hai l’attitudine da pilota da MotoGP puoi farlo. Se non vai al limite i vincoli della moto non emergono”, e l’esposizione ai rischi è sempre altissima: ricorderete nel 2018 la terribile caduta al Mugello, GP d’Italia, quando rimase senza freni per un istante in fondo al rettilineo a oltre 350 km/h. Ai tempi del suo arrivo in Ducati, la V4 era difficile e, anche se c’è chi si è avvicinato, tutti tranne Stoner hanno fallito a raggiungere il grande obiettivo. La situazione non è stata semplice, ma la rossa doveva essere come le giapponesi: ogni pilota doveva essere in grado guidarla al limite. La Desmosedici di oggi è frutto del duro lavoro fuori e in gara di Michele e il risultato è una moto veloce che si adatta a diversi stili, piloti e stature. Manca solo la ciliegina sulla torta, il mondiale, ma avere nel 2022 ben otto moto in griglia nella classe regina è già un risultato incredibile!

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/19-08-2021/ducati-motogp-pirro-rinascita-desmosedici-magico-ruolo-pilota-collaudatore-4102706838956.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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