L'eredità del Dottore. Che cosa lascia Valentino alla MotoGP dopo l’ultima gara di Valencia

L'eredità del Dottore. Che cosa lascia Valentino alla MotoGP dopo l’ultima gara di Valencia

Adesso, dopo l’addio-show alle corse di Valentino Rossi, il motociclismo si interroga sul futuro della MotoGP. Sarà tutto come prima? Sarà tutto diverso? Cosa resterà nel Motomondiale dell’eredità ultra venticinquennale lasciata dal 9 volte campione del mondo pesarese già insignito nel Galà post gara di Valencia del titolo di “Legend MotoGP”? Per chiudere il passato vale quanto detto da Max Biaggi: “Avere avuto un rivale come lui ha dato più lustro a quelle volte che sono riuscito a batterlo, e viceversa avere un rivale come me ha amplificato anche il valore delle sue vittorie. Si ritira Rossi, una parte di me si ritira con lui”.

BUSSOLA VALENTINO

—   Già, si è ritirato Rossi e il motociclismo tutto, in particolare i fan del Dottore ma anche i suoi detrattori, perdono un riferimento decisivo delle corse – al di là dell’altalena dei risultati — dell’ultimo quarto di secolo. Rossi non solo è nella ristretta cerchia dei più vittoriosi di sempre ma è in vetta quale pilota più seguito e più carismatico. Resta il fatto che l’epopea delle corse di Valentino Rossi è stata quella con il maggior seguito di pubblico (negli autodromi e davanti alla tv) in tutti i continenti, con la maggiore copertura mediatica, con il maggior business, senza i quali il motociclismo sarebbe tornato sport di nicchia. Ora, dopo l’addio, la MotoGP resta orfana di Rossi? No, perché Valentino resta l’icona di questo motociclismo show-business di cui ne è stato il principale promoter ed esponente: icona per nulla intaccata da una carriera indubbiamente in discesa nelle ultime stagioni come dimostrato anche dagli aumenti del numero dei suoi fan. Fino all’ultimo, Valentino Rossi ha mantenuto intatta la sua popolarità e il suo appeal, dentro e fuori il mondo delle corse.

ROSSI NEL GOTHA

—   Nella storia del grande sport sono rarissimi gli esempi di grandi campioni amati e seguiti dalle folle anche sul loro viale del tramonto. Rossi è stato fino all’ultimo GP 2021 il “dominus” della MotoGP, superiore allo stesso Marc Marquez, lo spagnolo che è stato e resta il pilota più forte in pista e il più vincente dell’ultimo decennio, e allo stesso Fabio Quartararo neo iridato

  1. La storia, come spesso accade, è maestra. Nel motociclismo, fino a oggi, l’unico corridore con l’alone leggendario tutt’ora immutato, dopo 44 anni dall’addio alle corse, ha un nome: Giacomo Agostini, l’imperatore sempre saldo sul trono con i suoi 15 titoli mondiali che ieri, salutando Valentino, ha detto: “Noi gli unici rivoluzionari. Io ho inventato il professionismo nel motociclismo, lui ha portato la MotoGP a nonne e bambini”. Non solo. Il fuoriclasse bergamasco, in quel motociclismo dei “Giorni del coraggio” da metà anni ’60 a metà anni ’70, non aveva certo il supporto mediatico odierno, ma aveva — oltre al talento, le vittorie, la simpatia, il viso da divo del cinema — uno straordinario alone di “leggerezza” che sapeva trasmettere naturalmente e che ha saputo mantenere magnificamente fin qui, sulla soglia degli 80 anni. Ecco, fatte le debite differenze, Valentino è oggi sullo stesso solco del mitico Ago, con la stessa contagiosa serenità nel sorriso che ispira sicurezza e allegria, ben lontano dal tormentato e tormentoso atteggiamento, in corsa e fuori, di altri campioni di ieri e di oggi.

VALE DOPO AGOSTINI

—   Intendiamoci, fuoriclasse di gran personalità quali Valentino e Ago, oltre al loro personale appeal, fuori dalla pista sono stati meticolosi preparatori di se stessi (fisicamente e mentalmente) e dei loro bolidi e in pista sono stati corridori di superba genialità tattica, “duri” e “implacabili”, non lasciando niente di intentato per raggiungere il risultato, mettendo pressione e “smontando” gli avversari prima e dopo la corsa: solo così si diventa Re della foresta. E nell’altra parte della medaglia c’è l’altra faccia del motociclismo, quello delle tragedie. Rossi, come Agostini, si porta dentro il dolore per la perdita di amici-avversari: su tutti, Marco Simoncelli per Valentino; Renzo Pasolini, Angelo Bergamonti, Jarno Saarinen, Bill Ivy, Gilberto Parlotti per Giacomo. Altra caratteristica che accomuna Rossi ad Agostini è l’aver chiuso la carriera praticamente illesi. Al di là di come la si pensi – nello sport c’è sempre chi loda e chi denigra – Rossi è stato il vero erede di Agostini, cioè del corridore simbolo del motociclismo, diventandone lui stesso simbolo, come Ago.

PILOTA PER SEMPRE

—   Valentino proseguirà come corridore sulle quattro ruote ma non abbandonerà il motociclismo perché, anche dopo aver attaccato il casco al chiodo, ne resta l’emblema: un “valore” che Dorna e tutto il Motomondiale non possono e non vogliono perdere e che anzi tenteranno di utilizzare anche in funzione degli ascolti mediatici e delle aziende sponsor. Ciò a prescindere dal ruolo che l’ex corridore di Tavullia riveste e ancor più rivestirà in quanto titolare del VR46 Team che più di tutti trarrà benefici del nome e del ruolo di Valentino in termini di immagine e di visibilità proseguendo nella sua missione di scoprire e tirar su giovani talenti. Rossi ha già detto che non starà sul campo e che osserverà dall’alto anche la sua squadra-corse non disdegnando qualche test sulle moto (Ducati) dei suoi piloti Marini e Bezzecchi. Ma, si sa, in VR46 e dintorni “non si muove foglia che Rossi non voglia” per cui il Dottore non si limiterà a una presenza e a un ruolo virtuali.

EREDI DI VALENTINO

—   Ultimo interrogativo: Valentino Rossi lascia eredi in pista? Valentino Rossi resta un unicum. La MotoGP 2021 ha portato alla ribalta nuovi “giovani leoni” di talento, grinta, velocità: oltre alla conferma del “diablo” Quartararo, meritato neo iridato, l’esplosione di Bagnaia e gli exploit di debuttanti d’assalto quali Martin e Bastianini (c’è anche Marini). Per dire che dopo Rossi non c’è il vuoto, tutt’altro, caso mai una possibile fase di transizione per costruire il “personaggio”, con l’interrogativo su Marc Marquez, il 28enne otto volte campione del mondo che pur in precarie condizioni di salute nel 2021 ha comunque conquistato tre vittorie e un secondo posto. Solo lui è il “marziano” e solo lui, negli albi d’oro, può raggiungere e superare il Dottore, sempre che la sfortuna lasci in pace l’asso di Cervera. Il destino pare averci messo del suo: nell’ovazione generale e nell’ultimo splendido tributo in pista a Valencia di tutti i piloti per Vale, il “grande assente” è proprio lui, l’algido imperatore ferito Marc Marquez, costretto dopo un incidente in allenamento a saltare proprio la gara di addio di Rossi per motivi di salute. Così il destino ha voluto tenere ancora separati Valentino e Marc.

AUGURI VALENTINO

—   Così, dopo 26 anni di carriera sempre sotto i riflettori, plurivittorioso in ogni categoria e cilindrata e battendo avversari leggendari, Valentino Rossi dà l’addio alle corse con il 10° posto a Valencia girando in gara a 244 millesimi dal campione del mondo in carica: niente, però, rispetto al suo inchino finale. Anche questo è un record fra i tanti record del Dottore del motociclismo.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/16-11-2021/valentino-rossi-cosa-lascia-dottore-motogp-l-ultima-gara-valencia-4202412850116.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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