MotoBi, l’aristocratica fra le moto: così la casa pesarese divenne protagonista sui circuiti

MotoBi, l’aristocratica fra le moto: così la casa pesarese divenne  protagonista sui  circuiti

Per oltre un quarto di secolo, dal 1950 a metà degli Anni ’70, sul mercato e sui circuiti ha avuto un posto di rilievo la MotoBi, nota a tutti anche per il felice slogan promozionale: “l’aristocratica fra le moto”. In questo caso, l’esclusività del marchio pesarese e delle sue moto non significava prodotto “per pochi”, bensì motociclette raffinate, di qualità, signorili, un “vanto” per chi le acquistava. Una storia ripercorsa sabato 18 dicembre al Museo Officine Benelli di Pesaro, dove è stato presentato il libro realizzato dal Registro Storico Benelli e curato dal presidente Paolo Marchinelli: “MotoBI, l’aristocratica fra le moto”. Per l’occasione sono state esposte moto di serie e da corsa Motobi degli Anni ‘50-‘60-‘70, compresa la special Grand Prix Reima 500 (di proprietà dell’ex pilota pesarese MotoBi e noto collezionista Luciano Battisti): questa è una moto di fine Anni ’60, costruita con l’unione di due motori Motobi 250 cc, caratterizzata da un telaio a traliccio, progettata dal tecnico svizzero Werner Maltry e oggi restaurata dai geniali Ivano Balestrieri e Raul Baronciani.

GIUSEPPE BENELLI E LA NASCITA

—   La MotoBi è la storia di una Casa che viene da lontano, una perla di quell’Italia del dopoguerra impegnata a far ripartire il Paese distrutto, con tanto entusiasmo e spirito di competizione non privi di eccessi di zelo e clamorosi flop. La MotoBi parte alla grande nel 1950 grazie al genio e alla determinazione dell’Ingegner Giuseppe Benelli, capostipite dei sei fratelli Benelli che dopo disaccordi familiari causati da diverse visioni strategiche aziendali, nel 1949 rompe il sodalizio con i fratelli mettendo in piedi una nuova fabbrica (FAMOSA acronimo di Fabbrica Auto Motocicli Officine Strada Adriatica) per costruire moto e, soprattutto, auto utilitarie con il marchio BBC, sfidando addirittura la Fiat Topolino. Progetto assai ambizioso, ma abortito sul nascere (saranno realizzati tre prototipi) per il “veto” imposto ai soci di Benelli (in primis il noto costruttore delle armi Beretta) dalla proprietà della grande Casa automobilistica torinese. Giuseppe Benelli è così “costretto” a fare dietrofront tornando al vecchio amore, trasformando la F.A.M. in quella che diventerà la MotoBi, in breve tempo azienda motociclistica di fama internazionale grazie ai suoi modelli innovativi e ai successi nelle competizioni di velocità con migliaia di gare vinte in Italia e nel mondo.

STORIA E MODELLI DI SUCCESSO

—   La MotoBi è stata particolarmente attiva dal 1950 al 1984. Nel 2003 Andrea Merloni, divenuto proprietario della Benelli, rilancia il marchio MotoBi sui nuovi scooter, marchio che nel 2005 viene acquisito insieme al Marchio Benelli, dalla cinese Qianjiang Group. Poi, dopo altri passaggi di proprietà, dal 2009 il marchio è tornato sul mercato europeo dopo l’acquisto della Michael Leeb Trading CmbH che commercializza moto e marchio MotoBi esclusivamente in Europa, Italia esclusa. In Italia il marchio Motobi appartiene ancora a Benelli. Nella sua storia, non c’è stato un modello Motobi che non abbia avuto successo, a cominciare dallo splendido 98 B (1950), monocilindrico 2 tempi denominato “balestrino” per la sospensione posteriore a mezza balestra. Caratteristica di tutti i modelli MotoBi è il motore, la cui conformazione ricorda quella di un uovo orizzontale. Dopo il 98 seguono il 100, il 115, il 125, quindi la superba 2 tempi Spring Lasting, una bicilindrica di 200 cc costruita proprio per sfidare la “cugina” Benelli Leonessa, una bicilindrica 4 tempi. Nel 1954, dopo il successo del motofurgone “Rurale”, la MotoBi invade il mercato con l’Ardizio, monocilindrico 125 due tempi e con l’originale ciclomotore B44. Ammalatosi Giuseppe Benelli (morirà il 9 novembre 1957 e l’azienda viene affidata ai figli Luigi e Marco) e assunto il valente tecnico Piero Prampolini, la MotoBi sforna un modello dietro l’altro, sempre con il classico motore a uovo, ma a quattro tempi. Ecco l’Imperiale 125, il Catria 175, poi lo Sprite, il Barracuda che trionferanno sui mercati (anche in Usa) e sui circuiti. Poi è la volta degli scooter: il Picnic 75 4 tempi, il 98 e il 125 due tempi e altri. Nel 1962 Benelli e MotoBi si riuniscono, mantenendo in produzione la gamma esistente per poi estenderla e rinnovarla con successo, a cominciare dallo Sprite 125-200 del 1963, in sostituzione dell’Imperiale e del Catria. La Benelli si rilancia con le grandi corse: dopo i successi con il Leoncino 125 nelle Gran Fondo (Giro d’Italia e Milano-Taranto) e nelle corse “seconda categoria” c’è, dal 1959, il ritorno ai Gran Premi, prima con il monocilindrico bialbero, poi con le 4 cilindri 250 e 350 e 500. La MotoBi non è da meno, dominando per anni con le sue moto da corsa derivate dalla serie nelle categorie 125, 175, 250.

IL GENIO DI ZANZANI

—   Sul piano sportivo, merita di essere ricordato Primo Zanzani, l’ex pilota e super tecnico nato a Lugo il 16 gennaio 1923 e morto quattro anni fa a Pesaro, il vero deus ex machina del reparto corse MotoBi e in seguito impegnato nella azienda di famiglia nota da decenni a livello internazionale per meccanica di precisione, motori, componenti e moto da corsa. Zanzani ha ideato e sviluppato motori e moto da corsa di altissima levatura, lanciando piloti di primissimo livello, dominatori per anni nel campionato juniores 125, 175, 250 (all’epoca gli avversari correvano su Ducati, Mondial, Morini, Aermacchi ecc.) e lasciando il segno anche nel “tricolore” seniores nonché in gare internazionali. Per anni, i piloti fuori dalla “copertura” di Zanzani (e della MotoBi) partivano… battuti perché la qualità e il carisma di Primo e del suo staff (alcuni tecnici di allora sono tutt’ora nei Team anche del Motomondiale) e la competitività delle MotoBi Casa (motori e telai) facevano la differenza. Zanzani ha firmato come preparatore di moto da corsa oltre 1800 vittorie e piloti di fama quali Eugenio Lazzarini, Alberto Ieva, Gino Tondo, Guido Mancini, Sandro Cinelli, Eraldo Ferracci, Luigi Schiavone, Enzo Simonetti, Riccardo Neri, Augusto Brettoni, Silvano Bertarelli, Paolo Isnardi, Roberto Gallina, Fosco Giansanti, Mario Chiavolini, Carlo Vernocchi, Luciano Rossi, Luciano Battisti, Amilcare Ballestrieri, Paolo Campanelli – solo per citarne alcuni – hanno dominato il campo per anni. Dall’elenco manca un certo Giacomo Agostini: nel 1962 Mino, dopo aver ordinato una MotoBi 175, visto il ritardo della consegna passò al…nemico, comprando una Morini. E così la storia del motociclismo prese un’altra piega.

ZANZANI, PILOTA E TECNICO

—   Zanzani vanta ben 26 titoli Mondiali vinti collaborando con Morbidelli, Parisienne, MBA. A lui si deve anche l’intuizione del moderno freno a disco “flottante”. Zanzani aveva iniziato da corridore nel dopoguerra armeggiando su “pezzi di ferro” che poi dopo le sue cure in una piccola officina volavano. Un buon corridore, un pilota-tecnico, arrivato a vincere nel 1954 il Motogiro nella classe 100 su Laverda. Primo ama correre, ma ancor di più far correre le sue moto su cui lavora instancabilmente: la passione vera sono i motori che elabora con sempre maggior successo. Tant’è che a fine Anni ’50 accetta l’invito della MotoBi (la Marca cugina della Benelli) per mettersi a capo del reparto corse. Lì inizia una carriera ricca di soddisfazioni, fra cui va annoverata anche la fase alla Benelli come capo dello staff impegnato sulla 250 4 cilindri Grand Prix che debutterà nel 1962 con Silvio Grassetti e, dopo varie evoluzioni con Tarquinio Provini e Renzo Pasolini, vincerà il mondiale della quarto di litro con Kel Carruthers nel 1969.

IL GIOIELLO MOTOBI 250 ‘6 TIRANTI’

—   Quando si parla di Primo Zanzani si parla soprattutto della MotoBi 250 “6 tiranti”, l’evoluzione top del celeberrimo motore di serie “a uovo” della Casa pesarese, moto da corsa superlativa, prodotta in soli 15 esemplari dal 1966 al 1972 e ancora ambitissima nelle gare revival, specie negli Usa. Il nome derivava dai 6 caratteristici tiranti, 3 per ogni metà dei carter. Queste le caratteristiche: distribuzione ad aste e bilancieri, con il coperchietto tondo che chiude il vano delle puntine platinate azionate dall’ albero a camme; carburatore Dellorto SSI da 38 mm a cornetto di aspirazione corto; alesaggio e corsa di 74,6 x 57 mm; cilindrata totale di 249 cc; testata a 2 valvole con un angolo di 58°, quella di aspirazione con diametro di 42 mm e quella di scarico da 34 mm; trasmissione primaria a denti diritti; cambio in blocco con ingranaggi sempre in presa a 5 marce ravvicinate; frizione in bagno d’olio a dischi multipli; potenza alla ruota di oltre 33 CV a 10.500 giri. Un gioiello come tutti le altre moto da corsa uscite dal geniale “mago” Zanzani. La MotoBi, la Benelli, il motociclismo tutto devono molto a Primo Zanzani: grande tecnico, uomo con i piedi per terra, personaggio di poche parole, apparentemente burbero, ma sempre aperto e disponibile con tutti.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/23-12-2021/motobi-storia-casa-pesarese-aristocratica-moto-libro-430572676124.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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