Ode a Brno: dopo l’addio al Motomondiale, ecco le storie di 33 anni di GP

Ode a Brno: dopo l’addio al Motomondiale, ecco le storie di 33 anni di GP

Il suo layout vecchio stile, gli scollinamenti mozzafiato e quel fascino da santuario del Motorsport immerso nei boschi hanno reso Brno una delle piste più amate da pubblico e piloti, un tempio della velocità in cui si può gustare il sapore delle corse di un tempo anche in un’epoca di tilkodromi e luccicanti cattedrali nel deserto costruite a suon di petroldollari. Eppure non è bastato questo a salvare la pista morava, esclusa dal calendario del Motomondiale dopo 34 anni di presenza (quasi) ininterrotta. Le motivazioni? Economiche, ovviamente, una situazione già precaria aggravata dalla pandemia di Covid-19 che ha costretto gli organizzatori a rinunciare al GP di Repubblica Ceca. Non che ci sia nulla di strano in questo, d’altra parte Dorna non è certo un ente di beneficienza e senza la “grana” il carrozzone non va avanti. Ciò nonostante bisogna prendere atto che, in un momento non facile per la MotoGP e il motociclismo tutto, il Mondiale prototipi perde una delle sue perle, l’appuntamento con quella che è a tutti gli effetti la Mecca motoristica dell’Europa centrale almeno per quanto riguarda le due ruote.

PISTA MOZZAFIATO

—   Ampi curvoni da pelo, cambi di pendenza, staccate da capogiro avvolti dal verde lussureggiante della foresta morava. E una larghezza da pista aeroportuale. Questo è Brno, un tracciato dall’aura quasi sacrale che spesso i piloti nominano quando gli si chiede di indicare il proprio circuito preferito. Più di cinque chilometri (5,4 per la precisione) di movimentato saliscendi, un totale di 14 curve intervallate da brevi rettilinei in cui ribaltare la manetta e sprigionare tutta la potenza disponibile fino alla successiva frenata. Gran parte del fascino magnetico che questo circuito esercita sui motociclisti è probabilmente dato dalla sua conformazione, che lo avvicina per certi versi a una strada di montagna. Costruito a metà anni Ottanta tra i villaggi di Ostrovačice e Žebětín, il moderno Automotodrom ha ospitato ben 33 edizioni del Motomondiale, che qui ha fatto tappa fin dal 1987: all’appello manca la gara del 1992, non disputata a causa degli sconvolgimenti geopolitici e, in particolare, della dissoluzione della Cecoslovacchia. La storia di Brno come location per sfide a due e quattro ruote è tuttavia molto più antica e risale addirittura agli Anni Trenta del Novecento, quando i motori rombavano sul vecchio circuito cittadino.

LA VECCHIA BRNO

—   Lungo ben 29 chilometri, il primo Masarykring (così ribattezzato in onore del primo presidente cecoslovacco Tomáš Masaryk) ospitò la sua prima gara nel lontano 1930. Si trattava di un circuito ricavato dalle normali strade di utilizzo quotidiano, che vide sfidarsi piloti del calibro di Tazio Nuvolari e Luigi Villoresi nel periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale. Dopo il conflitto il tracciato, rinominato Brněnský Okruh cioè “Circuito di Brno”, venne accorciato a poco più di 17 km con un’inversione del senso di percorrenza: è proprio in questa nuova configurazione che l’impianto riaprì le porte, tra 1949 e 1950, sia alle auto che alle moto. Furono queste le prime gare internazionali che vi si disputarono con le motociclette, anche se quello cecoslovacco non era ancora un appuntamento iridato a pieno titolo. Per un ingresso anche formale nel Motomondiale si sarebbe dovuto infatti attendere il 1965, dopo l’ennesima modifica che “tagliò” il tratto di Žebětín portando la lunghezza complessiva a quota 14 km.

CIRCUITO STRADALE

—   In questa configurazione la pista fece da palcoscenico al primo, vero Gran Premio di Cecoslovacchia valido per la classifica finale, ma anche alla prima vittoria di quel Mike Hailwood che avrebbe trionfato in altre cinque occasioni. Secondo nella classe 500, dietro a Mike the Bike, giunse un certo Giacomo Agostini che si preparava a dare inizio a una vera e propria epopea sportiva. Con sette successi è proprio Ago il detentore del record di vittorie sulla vecchia Brno, che all’inizio degli anni Ottanta – dopo un ulteriore accorciamento di circa sei chilometri risalente al 1975 – fu abbandonata dal circus a causa di norme di sicurezza che iniziavano a farsi più stringenti (dal ’78 all’82 i potenti bolidi della Classe Regina non presero nemmeno parte al GP). Tra i pluri-vincitori che hanno trionfato sul tracciato cittadino si segnalano, oltre a Hailwood e Agostini, anche Phil Read (6 vittorie) e Anton Mang: il pilota tedesco (4 primi posti tra il 1980 e il 1981) avrebbe vinto la sua quinta gara nel 1986 sulla pista “nuova”.

IL TRACCIATO MODERNO

—   Tra il 1983 e il 1986 il Gran Premio di Cecoslovacchia perde dunque il suo status iridato, pur continuando a ospitare il Mondiale TT2 delle derivate di serie e altri campionati di rango minore. È nel 1987 che viene inaugurato il nuovo impianto, un circuito permanente che fatte salve delle modifiche apportate nel 1996 è in buona sostanza la Brno che conosciamo oggi: a trionfare nella edizione inaugurale furono Wayne Gardner in Top Class, Anton Mang nella duemmezzo, Fausto Gresini nella ottavo di litro e Stefan Dörflinger nella 80 cmc.

LA PRIMA VOLTA DI VALE

—   Situato a una quindicina di chilometri dall’omonimo capoluogo moravo, l’autodromo ha da allora ospitato per 33 volte il Gran Premio locale (rinominato a partire dal 1993 GP di Repubblica Ceca) e anche alcuni round del World Superbike. A Brno si sono scritte pagine memorabili della storia del motociclismo da corsa, tra cui si ricordano due episodi chiave della carriera di Valentino Rossi: è proprio in Repubblica Ceca, infatti, che il pesarese conquistò la sua prima vittoria in 125 all’età di 17 anni (18 agosto 1996). Sempre a Brno, inoltre, il futuro Dottore sarebbe stato incoronato per la prima volta Campione del Mondo: era il 31 agosto 1997.

AGO, VALE, MAX: I PIÙ VINCENTI

—   Il fenomeno marchigiano è, dati alla mano, uno dei piloti più vincenti a Brno: i suoi sette trionfi iridati lo mettono alla pari di Giacomo Agostini e del suo eterno rivale Max Biaggi. Il Corsaro è stato un grandissimo interprete della pista ceca, circuito sul quale è riuscito a vincere per cinque volte di seguito nella seconda metà degli anni Novanta. Dietro ai due assi di casa nostra nella classifica dei piloti “moderni” si piazza non a caso un altro artista del manubrio che di Biaggi è anche amico fraterno: con cinque trionfi Jorge Lorenzo precede Marc Marquez e Dani Pedrosa, fermi entrambi a quota quattro. Limitandoci alla sola Classe Regina, da quando corrono le quattro tempi il più vittorioso è Valentino Rossi con quattro primi posti; dietro a lui ci sono Marquez (3) e il tridente Lorenzo-Pedrosa-Stoner (2). Il record della pista appartiene tutt’oggi a Dani Pedrosa, che nel 2014 firmò un fenomenale giro di gara in 1’56”027.

DUELLO SPAGNA-ITALIA

—   Parlando di successi per nazione con 32 vittorie è la Spagna a primeggiare, contro le 31 dell’Italia e le 8 del Giappone. Se sommiamo anche i successi sul vecchio circuito cittadino, però, il tricolore svetta di gran lunga su tutte le altre bandiere: sono ben 47 i trionfi dei piloti italiani, seguiti nella classifica di tutti i tempi dagli spagnoli (34) e dai britannici (18). E per quanto riguarda le marche? Dal 1987 a questa parte il marchio che ha vinto di più in Moravia è la Honda, che si è aggiudicata per ben 36 volte il gradino più alto del podio; l’unico brand capace di avvicinarsi all’Ala Dorata è Aprilia, che nelle classi cadette ha impresso il suo sigillo su 25 gare. Più distante è invece Yamaha, dal momento che i vessilli dei Tre Diapason hanno sventolato “solo” 13 volte. Anche restringendo il campo alla sola MotoGP post-due tempi il record di vittorie va a Honda (10), seguita da Yamaha (5) e Ducati (3). Nel 2020, in quella che almeno per qualche tempo rimarrà l’ultima edizione del Gran Premio della Repubblica Ceca, la bandiera a scacchi ha incoronato Brad Binder su Ktm: proprio a Brno la promessa sudafricana ha conquistato la sua prima vittoria nella massima serie.

BRNO, AU REVOIR!

—   Riusciranno gli appassionati a digerire questo boccone amaro? Sì, come hanno digerito molti altri addii pur storcendo il naso. Tuttavia, come già scritto e riscritto in altre sedi, la tendenza a “sacrificare” le piste storiche a favore di impianti moderni e all’avanguardia ma privi del fascino autentico delle piste old school rischia nel lungo periodo di condurre a una disaffezione del nocciolo duro degli appassionati, di dare ai fan duri e puri l’ennesimo pretesto per rimpiangere i bei tempi andati. Un’attività che ai motociclisti riesce già benissimo, talvolta a sproposito, anche senza andare a toccare gli appuntamenti “sacri” del Motomondiale. Il problema dell’esclusione di Brno dal calendario dei Gran Premi, che pure per gli amanti delle piste spettacolari e del bel guidare rappresenta di per sé una sorta di disgrazia sportiva, non interessa però solo il circuito ceco. Riguarda in un certo senso l’intero futuro di una MotoGP disposta a rinunciare ai suoi capisaldi, ai suoi appuntamenti più attesi e ai circuiti storici, per inseguire un avvenire sfavillante e mainstream che segue le orme della Formula 1. Per applicare cioè una “ricetta” che per le moto potrebbe non pagare. Ti rimpiangeremo, cara Brno. Sperando sia solo un arrivederci.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/12-12-2020/ode-brno-l-addio-motomondiale-storia-33-anni-gp-3901548610103.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
Valutazione: