Perché il Mondiale Costruttori della Ducati non è un titolo di “Serie B”

Perché il Mondiale Costruttori della Ducati non è un titolo di “Serie B”

Nell’ultimo round stagionale di domenica 14 novembre a Valencia in MotoGP c’è ancora in ballo il titolo per Team che la Ducati potrebbe far suo dopo aver conquistato a Portimao il titolo Costruttori. Nel motociclismo l’obiettivo principale per piloti, case e team è il “Mondiale Piloti”, vinto quest’anno da Fabio Quartararo (Yamaha), ma non si può dire che Ducati abbia vinto il titolo di “serie B”.

MATURITÀ DUCATI

—   Perché la casa di Borgo Panigale, a differenza del 2020 quando aveva comunque fatto suo lo stesso titolo Costruttori, quest’anno ha messo in pista la moto migliore, non solo la più potente e veloce, indubbiamente la più competitiva. Ciò è dimostrato non solo dai tanti risultati di classifica in prova e in gara, ma dai dati tecnici della telemetria da cui si evince che oramai la moto bolognese non solo è la più veloce su dritto e in accelerazione ma non perde terreno in nessun segmento della pista. Caso mai, cercando il pelo nell’uovo, la critica potrebbe essere ancora più accentuata proprio perché le rosse hanno mancato il Mondiale Piloti pur disponendo del miglior mezzo in campo. Già. Perché non lo hanno vinto, o ancor meglio: perché lo hanno perso?

PILOTI DUCATI

—   Perché Ducati, pur disponendo di ottimi piloti, aveva una situazione in evoluzione, non ancora stabilizzata lasciando che fosse la pista a designare la scala di valori anche interni fra il giovane leone Bagnaia (gran potenziale ma con ampi margini di miglioramento) e Miller (veloce ma poco costante come dimostrano i quattro ritiri) oltre tre debuttanti in MotoGP (Martin, Marini, Bastianini). Insomma, Ducati iniziava la stagione 2021 senza dare ai propri piloti i gradi: sin dall’inizio non aveva e non voleva avere quello che poteva fare la differenza usufruendo anche del gioco di squadra. L’opposto di quel che è accaduto in Yamaha, dove da subito il number one era Quartararo che non solo ha centrato alla grande cinque vittorie ma ha riempito il suo carniere con due secondi posti e tre terzi, oltre ad altri sei piazzamenti con un solo zero, a Portimao, per caduta. La classifica parla da sola: una Yamaha in testa con Quartararo (267 punti), tre Ducati nei primi cinque: Bagnaia (227) secondo, Miller (165) terzo, Zarco (163) quinto. Le altre Yamaha sono al 17° posto (Morbidelli 42 punti, out in cinque GP per problemi da infortunio), al 20° Rossi (38 punti, in stato di abbandono dopo la dichiarazione di addio alle corse); al 24° Dovizioso (8 punti, rientrato alle corse solo negli ultimi quattro round).

COSTANZA DUCATI

—   A Ducati va dato il merito di non essersi persa dopo l’uscita di Stoner, di Rossi, infine di Dovizioso (oltre a quella degli altri suoi piloti degli ultimi due decenni) e soprattutto di non aver mai mollato, credendo nei propri mezzi, credendo nel valore delle corse. Il pilota che poi sul campo si è dimostrato il migliore – Bagnaia – è uscito “in ritardo”. Ciò per le difficoltà ad inizio campionato del feeling con la sua moto non attenuate dai due pur probanti secondi posti nel terzo e quarto GP del Portogallo (Portimao 1) e di Spagna (Jerez 1) tant’è che la vera svolta arriva a fine stagione con le vittorie ad Aragon (12 settembre), a Misano (19 settembre), a Portimao 2 (7 novembre). Pecco merita il plauso per non essersi demoralizzato, non aver perso la bussola, specie a metà campionato (ma anche dopo la delusione di Misano 2) e di aver fatto poi un gran salto di qualità (in gara e non solo in qualifica), anche di carattere, affinandosi e creandosi la scorza del vincente, come dimostrano i risultati. Oggi si può dire forte e chiaro: Pecco Bagnaia a 24 anni è un campione, un fuoriclasse e ciò va a merito della Ducati (in primis a Gigi Dall’Igna e al suo staff) che ha captato il suo talento, ha saputo sceglierlo, coltivandolo, dandogli fiducia. Qualità tecnico-agonistiche, quelle di Bagnaia, che consentono adesso alla rossa di puntare diritto al titolo piloti 2022. Oggi si può voltare pagina con la consapevolezza che, pur nel pieno rispetto del titolo di Quartararo, Ducati non è più seconda a nessuno. In pista i bolidi bolognesi si sono dimostrati super competitivi, una vera e propria falange che, oltre a dar lustro alla casa e al motociclismo tricolore, ha reso il campionato tecnicamente e agonisticamente più valido e avvincente.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/11-11-2021/motogp-perche-mondiale-costruttori-ducati-non-titolo-serie-b-4202338454775.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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