Rivoluzione Hrc: nuovo volto e identità per il leggendario reparto corse Honda

Rivoluzione Hrc: nuovo volto e identità per il leggendario reparto corse Honda

Ufficialmente, Hrc (Honda Racing Corporation) è il reparto corse della casa di Tokyo, ma dagli appassionati è considerato l’Olimpo delle competizioni, la Mecca dell’ingegneria motoristica, il paradiso della tecnica a due e quattro ruote. Insomma, un vero e proprio luogo di culto dove vengono progettati, sviluppati e sfornati i mezzi più performanti, e spesso vincenti, della storia del motorsport. Tre lettere e tre colori simbolici che, a partire dai primi anni ’70, hanno invaso il mondo delle corse e da quest’anno cambiano volto con un nuovo logo per simboleggiare il secondo rivoluzionario salto evolutivo del racing department più famoso al mondo.

COME È FATTO IL NUOVO LOGO

—   Sui tre colori non si transige e su questo fronte Honda ha voluto rispettare la storia del leggendario marchio. Il nuovo logo Hrc, già presente sulle moto da rally che hanno concluso la Dakar, si fa quindi sempre notare per la presenza del rosso nella parte alta e del blu (ora leggermente più scuro) in basso, con una linea netta bianca a spezzare in due la sigla. I caratteri hanno però un design più moderno e slanciato: infatti, le forme squadrate del passato logo sono state rese più morbide smussando gli angoli delle tre lettere, aumentando lo spessore della cornice bianca e inclinando di qualche grado a destra la scritta. Il risultato è molto affascinante e non solo in termini estetici: la Honda Racing Corporation, da sempre reparto corse delle due ruote a tutto tondo (MotoGP, Superbike, motocross e trial), espande il suo orizzonte di sviluppo anche alle quattro ruote, come una fusione tra i due mondi. Per questo, in Formula 1, nonostante l’uscita ufficiale di Honda, si continuerà a parlare della collaborazione di Hrc con Red Bull tramite il marchio Acura.

LA STORIA DI HRC (PARTE 1)

—   L’esperienza nelle corse dell’Azienda dall’Ala Dorata ha inizio ben prima della nascita di Hrc. Siamo nei primi anni ’60 e Honda riesce già a imporsi nei confronti delle case europee che nel decennio di stagioni precedenti dominavano i Gran Premi. Le moto erano rosse e argento, con un piccolo baffo color oro sulla carenatura laterale: una livrea ancora oggi di impatto, che simboleggia i primi grandi successi del marchio giapponese nelle gare del Mondiale GP. La prima moto tricolore – bianca, rossa e blu – debuttò nel 1973, alla 200 miglia di Daytona, una gara dedicata alle derivate di serie. La CB750 guidata da Morio Sumiya non presentava ancora loghi di un particolare reparto corse ma, proprio da quello stesso anno, il Racing Service Center (siglato Rsc), team ufficiale che gestiva le attività sportive del marchio, divenne un’entità separata dalla Honda Motor Co. Ltd con un suo simbolo dedicato. Dal 1974 inizia a comparire uno stemma tricolore in sostituzione del precedente in verde con sfondo nero, ma spesso il rosso viene sostituito con il giallo/arancione, a conferma che la combinazione di colori non era ancora stata definita. Nel 1976, proprio ispirandosi alla 750 sopra citata, il capo progetto dell’Europeo Endurance Honda, Masakazu Matsuzawa, decide di vestire la Rcb1000 con i tre iconici colori: la squadra vince tutte le gare a cui partecipa, facendo acquistare sempre più popolarità a quel mix di tinte che presto diventeranno il simbolo di Hrc.

LA STORIA DI HRC (PARTE 2)

—   Con il ritorno nel Mondiale velocità nel 1979, dopo quasi dieci anni di assenza, Honda sorprende doppiamente: infatti, oltre all’annuncio, decide di schierare una moto a quattro tempi e con pistoni “ovali” per contrastare le mostruose due tempi dell’epoca. La NR500, ovviamente schierata con grafiche tricolore, era un progetto così innovativo che aveva bisogno di ancora un po’ di sviluppo per poter competere con le avversarie, quindi, il primo successo arrivò solo nel 1981, alla 200 miglia di Suzuka. I risultati faticano ad arrivare e l’anno successivo la casa dell’Ala Dorata decide di tornare ai prototipi a miscela e si mette al lavoro sulla mitica tre cilindri NS500, nonna della futura NSR500. Proprio nel ’82, più precisamente l’1 settembre, viene fondata ufficialmente la Honda Racing Corporation, che va a sostituire la Rsc. L’unica missione è di sviluppare, produrre e vendere motociclette e componenti per le corse, sia su asfalto per il fuoristrada. Così ha inizio il mito di Hrc.

L’IMPERO HRC

—   Quando si parla di Hrc, si parla di Impero. E non solo per il peso simbolico di queste tre lettere all’interno del mondo delle corse. Hrc, come reparto corse di Honda, è una super potenza ingegneristica senza eguali. Un centro di sviluppo dove viene ricercato il limite prestazionale dei mezzi, sia a livello motoristico, ciclistico che elettronico (oggi). Soprattutto nei primi venti anni di attività, le decisioni prese all’interno dell’azienda erano legge, in quanto l’obiettivo era di dimostrare la propria superiorità tecnologica vincendo gare, creando una nuova generazione di progettisti e proponendo sempre una tecnologia rivoluzionaria. Ed è anche grazie a questa filosofia che oggi, nel mondo delle corse, i veicoli marchiati Honda Hrc sono tra i più sorprendenti e vittoriosi della storia.

DOMINIO A DUE E A QUATTRO TEMPI

—   La nascita di Hrc diede un’importante svolta nella presenza della casa di Tokyo nel motorsport e i numeri parlano chiaro: solo nella classe regina del Motomondiale, dal 1982 ad oggi, Honda ha portato a casa 21 titoli iridati, più della metà delle stagioni corse. Tra i mezzi racing più iconici mai progettati c’è sicuramente la già citata NS500, tre cilindri a due tempi che nel 1983 vinse il Campionato del Mondo con Freddie Spencer. L’anno successivo venne affiancata dalla leggendaria Nsr500. Il motore era un V4, sempre con alimentazione a base di miscela, ma la cosa particolare è che il serbatoio era stato posizionato in basso, sotto al blocco, così da abbassare il baricentro, mentre gli scarichi passavano sopra, all’interno di una cover a forma di serbatoio tradizionale. Una scelta estrema, forse troppo: infatti, oltre a variare la dinamica della moto man mano che la benzina calava (variando radicalmente la distribuzione dei pesi in corsa), il calore delle quattro espansioni cuoceva letteralmente il pilota, tanto che dall’anno successivo Honda tornò a soluzioni più convenzionali. Da qui inizia il dominio della due tempi giapponese, che rimane tra le moto da battere fino al 2001, anno dell’ultima stagione dedicata alle sole 500 GP, vinta da Valentino Rossi proprio con la Nsr500. Comincia l’era delle MotoGP, i prototipi moderni a quattro tempi, che sembra siano stati voluti insistentemente proprio dalla casa dell’Ala Dorata. Infatti, la RC211V, mamma dell’attuale RC213V, fu un progetto rivoluzionario, sviluppato da Hrc con il supporto di Honda stessa (per farvi capire il peso della manovra). I risultati li conosciamo: la cinque cilindri era tre step sopra le altre e il numero 46, allora pilota di punta del team Repsol Honda, fece doppietta sia nel 2002 che nel 2003, salendo sul podio 31 volte su 32 gare.

DALLA PISTA ALLA STRADA (PARTE 1)

—   Hrc è sinonimo di corse, ma questo logo ha avuto una forte influenza anche nel mondo delle derivate di serie. Infatti, anche se gran parte delle moto di produzione che conosciamo oggi sono frutto di Honda, spesso, quando si parla di alte prestazioni, anche un colosso come Honda si è affidata al supporto del suo reparto corse per dominare la scena. La Vfr750R RC30 è uno degli esempi più iconici: la prima ipersportiva mai prodotta, lanciata nel 1987, conquistava per la raffinatezza tecnica di ogni sua componente. Il telaio in alluminio con forcellone monobraccio abbracciava un motore V4 di 90°, quattro tempi, quattro valvole per cilindro, raffreddato a liquido e alimentato da carburatori Mikuni per una potenza massima di 112 Cv a 11.000 giri/min, un record per l’epoca. Venne prodotta in 3.500 esemplari e ancora oggi fa sognare per le soluzioni all’avanguardia e la celebre grafica tricolore.

DALLA PISTA ALLA STRADA (PARTE 2)

—   Poi fu il turno della NR750, in onore della passata NR500 da corsa. La carenata realizzata con Hrc nel 1992 in sole 322 unità è tutt’ora una moto stravolgente. Le dimensioni massicce erano dovute al propulsore che si nascondeva lì sotto, un quattro cilindri a pistoni ovali con 32 valvole e otto bielle per 125 Cv, un po’ come se fosse un V8. Un progetto “folle”, valorizzato dall’ampio utilizzo di materiali rari come il carbonio, il magnesio e il titanio. Infine, per citare l’ultima creazione con firma Hrc, c’è la nuova Honda . La mitica Fireblade ha sempre affascinato per le sue prestazioni unite alla facilità di utilizzo anche su strada. Purtroppo, queste qualità l’hanno sempre limitata in termini di prestazioni pure sui campi di gara, quindi nel 2020 è arrivata l’ultima generazione della superbike del Sol Levante che, con il supporto degli ingegneri della Honda Racing Corporation, ha affilato gli artigli. Il risultato è una sportiva estrema, dal look decisamente aggressivo e in grado di toccare i 217,5 Cv di potenza massima a 14.500 giri/min, ovviamente con scarico originale e omologato, targa, fari e specchietti…

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/17-01-2022/nuovo-logo-honda-hrc-significato-storia-leggendario-reparto-corse-giapponese-430928055605.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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