Rossi-Aramco, tutta la verità sul progetto d’intesa. Con una data: 19 settembre a Misano

Rossi-Aramco, tutta la verità sul progetto d’intesa. Con una data: 19 settembre a Misano

Sulla questione VR46-Tanal Entertainment Sport&Media, cioè sul rapporto fra la squadra corse di Valentino Rossi e la holding del principe Al Saud in relazione alla controversa sponsorship in MotoGP marcata Aramco dal 2022 al 2026, c’è un problema di merito sul valore e sui limiti dell’operazione e anche di metodo rispetto a come è stato fin qui condotto e comunicato l’affare. Non sono pochi gli interrogativi di questa intricata vicenda che ancora non hanno avuto risposta. Ma una cosa è certa: Aramco o no, principe o non principe, il Team VR46 Team sarà presente dal 2022 in MotoGP, in gran forza, con due piloti di livello, su moto Ducati. Sul resto, per ora, ci si può sbizzarrire a proprio piacimento anche grazie a quel che fin qui hanno detto o non detto i diretti interessati con evidenti errori di percorso lanciando prima forte la palla e poi ritirando la mano.

VISTA DA ARAMCO

—   Ci sono state, ad esempio, dichiarazioni del principe che aveva promesso ad Assen di far luce sulla vicenda senza però, poi illuminare nessuno, con lo sponsor Aramco che ha brillato per il suo silenzio e dall’altra parte o silenzi, o mezze frasi, o dichiarazioni imbarazzate come quella di Valentino sul principe e sui suoi rapporti con lui: modi di fare quanto meno discutibili non solo sul piano della comunicazione, rafforzando la schiera di chi già nutriva dubbi sulla veridicità dell’operazione. Tutto è sempre possibile anche quando fra le parti ci sono contratti sottoscritti da avvocati e notai in tutti i particolari e resi pubblici, specie in questo motociclismo show-business che, come dimostrano anche certi recenti accordi fra Case-Team-Piloti-Sponsor, possono saltare pagando una penale.

VISTA DA VR46

—   L’operazione VR46-Tanal, cioè la partnership dell’esponente n°1 del motociclismo mondiale con un principe membro di una famiglia che dire facoltosa è poco, non è stata il frutto della fantasia di qualcuno e non è stata avviata dalla porta secondaria del paddock. Un progetto di tale portata non può non avere avuto nella Dorna il soggetto di promozione e di spinta decisivi, parte integrante, quanto non addirittura di “garanzia”. Il motivo? Tentare di far rimanere Rossi pilota in MotoGP almeno ancora un anno per far superare le residue perplessità della parte araba, certi che così si può “moltiplicare” il valore d’immagine e di business di tutta l’operazione al di là di quelli che potranno essere i risultati in pista nel 2022. Valentino Rossi, al di là dei risultati in gara e in campionato, è tutt’ora il “pilota-personaggio” espressione e volano della MotoGP, che consente a questa MotoGP (e in misura minore, per trascinamento, anche alla Moto2 e alla Moto3) una super valutazione (diritti televisivi, sponsoring, prezzo dei biglietti degli autodromi, merchandising, mercato moto…) che senza più il campione di Tavullia in pista si abbasserebbe di molto, un duro colpo per tutto il settore e per tutto l’indotto a livello internazionale. Può piacere o meno, ma nel motociclismo è così da almeno vent’anni.

VISTA DALLA DORNA

—   Con l’accordo VR46-Tanal non solo arriva un nuovo e cospicuo flusso finanziario nelle casse della VR46 e, indirettamente, del promoter del Motomondiale, ma si apre un nuovo fronte di sponsoring e di partnership molto utile per gli altri Team e per l’intero sistema corse. Ovvio che la parte araba vuole che il proprio investimento renda subito al massimo a livello internazionale e questo è possibile solo se Valentino continua a correre diventando il pilota di punta della propria squadra in sella alla Ducati ufficiale.

LA SVOLTA DI VALENTINO

—   Visti anche i risultati della prima parte 2021 tutt’altro che positivi, Rossi si stava convincendo che a 42 anni e dopo 25 anni ai vertici del motomondiale, questa poteva essere l’ultima sua stagione da pilota, specie con la prospettiva di non poter disporre di una moto ufficiale competitiva per il 2022. Valentino l’ha tirata alla lunga perché certo di poter conquistare prima o poi un risultato importante (almeno nella top five o addirittura un podio) che però non è ancora arrivato e rischia, senza svolta, di non arrivare. Così stava prevalendo in Rossi l’idea di dare l’addio alle corse a fine 2021 fino a quando la nuova partnership araba, prima velatamente poi in modo sempre più deciso ha posto la questione di volerlo come pilota-portabandiera del nuovo Team 2022. Ecco perché Valentino è entrato in un periodo di “riflessione” rimandando ogni decisione al dopo ferie, dopo i due appuntamenti in Austria. Anzi, pare che si stia preparando il tutto per il “grande annuncio” nella corsa di casa, il 19 settembre a Misano.

COSA SUCCEDE ORA

—   Non sapere ancora agli inizi di agosto cosa farà da grande non significa che Valentino non abbia già deciso (da solo) e non abbia già comunicato direttamente questa sua decisione alla persona che oggi gli è più vicina, poi al principe, a Ezpeleta e ai vertici Ducati. A meno che la situazione non precipiti imponendo una svolta immediata, quanto detto sopra potrebbe essere l’iter di questa vicenda. Non si vuole entrare qui nel merito del rapporto contrattuale fra le parti e di come la questione è stata condotta bensì di come è stata ed è gestita la comunicazione esterna perché così è prevalsa l’immagine di una struttura (VR46), peraltro di grande qualità su tutto il resto, professionalmente deficitaria nel rapporto fra le cose che fa e “come” questa sua attività viene raccontata. Non è questione tecnica da addetto alle PR e da ufficio stampa bensì di strategia — si direbbe di linea politica — che incide sull’immagine complessiva del Team e sulla qualità dell’intera operazione dove ancora oggi, alla vigilia della prima gara in Austria c’è gran confusione. Perché ciò succede? Delle due l’una: o è una questione di mancanza di qualità specifica del Team o il Team “non può parlare” perché la parola spetta a chi paga, cioè alla parte araba.

APPUNTAMENTO A MISANO

—   Qui, stante la posta in palio, c’è poco spazio per questioni “affettive”, su come cioè Valentino vuole chiudere la sua straordinaria carriera e su qual è la sua prospettiva, qual è il suo ruolo domani e dopodomani nel giro del motociclismo e delle corse. Un 2022 ancora con Valentino in pista si può fare, anzi si deve fare: per se stesso pilota, per se stesso imprenditore, per il suo Team, per il suo maxi sponsor, per Ducati, per Dorna, per il motociclismo, per i suoi tifosi in Italia e nel mondo. Non sarà facile, comunque, tirare avanti “in silenzio” per un altro mese e mezzo fino a Misano il 19 settembre. Quindi non c’è che da aspettare. Non escludendo colpi di scena.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/02-08-2021/motogp-verita-sull-accordo-valentino-rossi-l-aramco-principe-saudita-420119035688.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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