Rossi, vent'anni fa la vittoria che ha chiuso l'epoca della 500

Rossi, vent'anni fa la vittoria che ha chiuso l'epoca della 500

Il 3 novembre 2001, vent’anni fa, Valentino Rossi chiudeva quella incandescente stagione alla grande con la vittoria nell’ultimo GP in Brasile conquistando a 22 anni il suo primo titolo mondiale della 500. Dopo 52 anni la “cinquecento” passava la mano alla MotoGP che, dal 2002 diventava la massima cilindrata e la gara clou del Motomondiale, prima di 800 cc, poi di 1000 cc. Per Rossi, dopo il secondo posto del 2000 al debutto nella “classe regina” con una Honda non del team ufficiale ma con una moto-Casa gestita dal mago Jeremy Burgess (già “cacciavite d’oro” di Spencer, Gardner, Doohan) supportata dal munifico sponsor personale Nastro Azzurro, la conquista dell’iride significa passare in un sol colpo da “esordiente” all’uomo da battere.

SCETTICISMO ROSSI

—   A dire il vero, non erano stati molti, agli inizi del 2000, a scommettere sul giovane pilota di Tavullia. In effetti, soprattutto nei primi GP (due ritiri e un 11° posto nelle prime tre gare) Valentino aveva messo insieme non pochi errori culminati con le cadute del Mugello e di Valencia, dove aveva dato tutto e di più per cercare di tenere aperto un campionato finito poi a Roberts jr. Comunque, all’esordio con la Nsr 500 (4 cilindri 2 tempi a V, 190 Cc, 135 kg) Rossi ottiene tre secondi posti e cinque terzi che, appunto, lo fanno arrivare dietro solo a Kenny Roberts Jr. In una polemica che già faceva capire l’aria che tirava fra i due piloti italiani, Max Biaggi aveva affermato che “la seconda stagione in 500 è ancora più difficile della prima”, ricevendo dal pesarese una risposta secca: “Dimostrerò al romano che si sbaglia”. E così è stato, con Rossi sulle vette dell’iride (per il pesarese è il terzo titolo mondiale grazie a 11 vittorie, un secondo posto, un terzo, quattro pole position, 325 punti nel carniere) in sella alla Honda, moto assai difficile da mettere a punto e portare al limite, ma via via piegata al volere di un Valentino sempre più in sintonia con il suo bolide e sempre più padrone della situazione.

L’IMPRESA DI VALENTINO

—   Addirittura, per la prima volta, Rossi riesce nell’impresa di far cambiare metodo di lavoro ai componenti del grande team giapponese (e allo stesso capo tecnico Jeremy Burgess oramai integrato anche lui nella filosofia gradualista nipponica), da sempre convinti di procedere per gradi, senza scossoni, puntando sull’evoluzione, senza azzardi. Non solo: in agosto Valentino torna per la seconda volta alla 8 Ore di Suzuka imponendosi insieme a Edwards con una Vtr1000Spw del team Cabin. Anche quello diventa un record: era la prima volta per un italiano! Gli inizi del 2002 sono però per Rossi assai turbolenti, non solo e non tanto per il passaggio dalla 500 alla MotoGP con motori 4 tempi da 900 cc (Valentino addirittura vorrebbe correre con la vecchia Nsr 500 due tempi!) ma soprattutto per beghe contrattuali e di ingaggio, tant’è che Honda, per far capire chi comandava, non lo fa partecipare ai primi test precampionato di Sepang. Non si esclude, addirittura, il ritorno di Rossi in Aprilia o anche una stagione da… spettatore. Poi tutto si appiana fra pilota e Casa, almeno apparentemente, perché un solco sempre più profondo li dividerà fino al clamoroso passaggio in Yamaha del 2004.

LA FORZATURA DI VALENTINO

—   Rossi, senza timori reverenziali, anzi con un alto tasso di arroganza, sputa il rospo dal gozzo: “Loro non vogliono sovraesporre il mio nome, quello di pilota, rispetto alla moto. Anche perché l’anno scorso, con un team satellite, abbiamo dato un sacco di batoste ai piloti ufficiali. Non l’hanno presa bene”. In effetti, Rossi aveva dominato quel campionato 2001 lasciando solo briciole alle Honda ufficiali di Criville e Ukawa. Campionato che si chiudeva con Biaggi (Yamaha) secondo (219 punti contro i 325 di Rossi), Barros (Honda) quarto con 181 punti preceduto da Capirossi, terzo con 210 punti dopo 9 podi ma nessuna vittoria a differenza di Gibernau, primo a Valencia. Il lupetto di Tavullia ha messo gli artigli ed è oramai il leone. Il resto, poi, diventa cronaca, anzi fa oramai parte della storia. Alla fine della sua inimitabile carriera, Rossi non ha agganciato il suo titolo mondiale numero 10 ma per quel titolo del 2001, l’ultimo della 500, meriterebbe ancora un titolo speciale in quanto “pilota-emblema” del passaggio di due epopee storiche del motociclismo, da quella della 500 a quella della MotoGP. La classe iridata 500, iniziata il 13 giugno 1949 con la vittoria del britannico Harold Daniel su Norton, terminava dopo 52 anni e 580 gran premi il 3 novembre 2001 con il trionfo di Valentino Rossi al GP del Brasile sul circuito di Jacarepaguà. La classe 500 è divisa in due parti: la prima dominata da moto con propulsori 4 tempi europei e la seconda dominata da moto con motori 2 tempi giapponesi. Quali sono stati i piloti più titolati? Giacomo Agostini con 8 campionati conquistati, seguito da Mick Doohan (5) e Geoffrey Duke, Mike Hailwood, Eddie Lawson, John Surtees a pari merito con 4 campionati a testa.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/03-11-2021/valentino-rossi-20-anni-fa-l-ultima-vittoria-storia-mondiale-500-4202212387452.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
Valutazione: