Ruben Xaus, 20 anni fa la prima vittoria dello spagnolo più caliente della Superbike

Ruben Xaus, 20 anni fa la prima vittoria dello spagnolo più caliente della Superbike

Generoso con il gas, forse anche troppo, e capace di numeri da circo che più di qualche volta si sono risolti in cadute rovinose. È così che gli appassionati della Superbike si ricordano di Ruben Xaus, spagnolo a dir poco caliente che quest’oggi celebra il ventennale della sua prima vittoria in Superbike, la categoria in cui più di ogni altra ha lasciato il segno. A suon di traversi e virgole nere, si intende. Era il 2 settembre 2001 quando in sella alla 996 ufficiale – Ducati lo aveva voluto nel team factory, a fianco di Troy Bayliss – il focoso pilota catalano trionfò davanti al pubblico di Oschersleben, in quello che sarebbe diventato il primo dei suoi 11 successi nel Mondiale Sbk.

CUORE E TALENTO

—   Quando all’inizio della stagione 2001 la casa di Borgo Panigale decide di portarlo in Superbike, Ruben non è certo uno sconosciuto nell’ambiente. Le sue prime apparizioni iridate risalgono al 1995, stagione in cui disputa una manciata di round nella duemmezzo mondiale prendendosi una pausa dal Thunderbike Trophy. L’occasione di diventare pilota titolare ad alti livelli arriva però dall’altra parte della barricata, quella delle derivate di serie: nel 1997 è sulla griglia della Wssp in sella ad una Honda 600 e alla fine del 1999, dopo la prima vittoria iridata ai comandi di una Yamaha, giunge anche l’offerta di correre sulla 748 del team Ducati Infostrada. A fine 2000 è settimo, un po’ poco per un team di quel livello, ma a Borgo Panigale non possono ignorare che nonostante i numerosi errori lo spagnolo ci da del gran gas, non mancandogli né il cuore né il talento. E allora decidono di promuoverlo in top class.

CASCATORE, MA VELOCE

—   No, Ruben non smette di cadere alla sua prima stagione in Superbike. Anzi, a dirla tutta non smetterà mai: quella di salutare l’asfalto da molto vicino sarebbe rimasta sempre una spiacevole abitudine di Xaus, un tallone d’Achille che ne avrebbe condizionato i risultati fino alla fine della carriera. Ma si vede fin da subito che è uno capace di rialzarsi ogni volta e tornare a spingere come se nulla fosse successo. Se è in palla lo spettacolo è assicurato, e loro malgrado se ne accorgono anche i senatori del Wsbk: il catalano è un osso duro che fin dal suo debutto con le millone e dà del filo da torcere ai vari Bayliss, Edwards e Corser. Tanto da vincere due corse già da rookie, una – per l’appunto – nella seconda manche del weekend tedesco, e una in casa della Ducati, a Imola, mandando in visibilio il pubblico del Santerno.

VICECAMPIONE

—   Sarà lui l’erede di Bayliss? In molti iniziano a sperarci. Nel 2002, mentre si consuma la sfida fra Troy e Colin Edwards, Ruben rimane nel team interno assieme all’australiano, vestendo i panni dello scudiero designato: quello con il podio diventa un appuntamento fisso, ma nonostante la maggiore costanza, la 998 n°11 non riesce mai a tagliare il traguardo per prima. Poco male: nel 2003 Bayliss passa in MotoGP e arriva la nuova 999, una moto che pur raccogliendo molte critiche a causa del design azzardato promette molto bene sul fronte sportivo. E infatti la creatura di Terblanche vince 11 gare nelle prime 12 manche, anche se su quelle vittorie non c’è il nome di Xaus: il mattatore della prima parte di stagione è Neil Hodgson, britannico che sembra arrivato nel team ufficiale apposta per rompere le uova nel paniere al catalano. Che comunque nei primi sei round fa vedere ottime cose, prima di sbloccarsi con la doppietta di Silverstone: dopo l’Inghilterra Ruben diventa un rullo compressore, mettendo in saccoccia altre cinque vittorie e due podi. È lui il grande protagonista del secondo atto del 2003. Ma non basta. Il mondiale ha già preso la via di casa Hodgson e lo spagnolo deve accontentarsi del secondo posto.

LA PARENTESI MOTOGP

—   Drrrin. “Casa Xaus? C’è qui una Desmosedici dell’anno scorso, non è proprio l’ultima ultima ma per correre la stagione 2004 in MotoGP può andare bene”. Non sappiamo se la conversazione sia andata esattamente così, fatto sta che a fine 2003 sia Hodgson che Xaus passano in blocco nella Premier Class del Motomondiale, portando in pista i colori del neonato team Ducati D’Antin. Col senno di poi, tra l’altro, si scoprirà che la vecchia GP3 va persino meglio di quella, molto problematica, guidata in quella stagione da Capirossi e Bayliss. E infatti, mentre Hodgson arranca nelle retrovie, Xaus stupisce pubblico e addetti ai lavori, conquistando persino un podio sulla nuovissima pista qatariota di Losail. E anche la fiducia dell’accoppiata Yamaha-Poncharal, che offre a Ruben una M1 griffata Fortuna per la stagione successiva.

IL RITORNO IN SUPERBIKE

—   Ma il 2005 non va come sperato, e il feeling con il prototipo di Iwata non arriva. Assieme a Bayliss, reduce da una stagione disastrosa con la Honda di Sito Pons, il 27enne di Barcellona fa le valige per tornare in Superbike. Con Ducati ovviamente, anche se non raggiunge Troy nella squadra ufficiale. Ad accoglierlo c’è Marco Borciani, al contempo manager e pilota per il team Sterilgarda, che affida a Xaus un esemplare della sua amata 999. Ma si tratta di una moto datata e poco aggiornata, con cui è impossibile avvicinare i risultati del vittorioso Bayliss. In compenso Ruben riesce comunque a farsi notare prendendo a pugni e spintoni una wild card, Norino Brignola, colpevole di averlo steso in corrispondenza della prima variante di Monza. La scena, affatto edificante per la verità, viene resa ancor più “drammatica” dal fumo marrone alzato nel corso del ruzzolone.

LE ULTIME VITTORIE

—   In vista del 2007 Borciani riesce ad ottenere per lo spagnolo una 999 F06, vale a dire la moto ufficiale che l’anno prima ha vinto il titolo con Bayliss. E infatti i risultati migliorano, con la ciliegina sulla torta del ritorno alla vittoria in Gara 1 a Valencia. Anche nel 2008, ultima stagione corsa sotto le insegne di Sterilgarda-Ducati a bordo della nuovissima 1098, Ruben riesce a vincere una corsa, la seconda manche di Misano, precedendo l’illustre compagno di squadra Max Biaggi, con cui nel corso della stagione non mancano momenti di tensione, ma sarebbe stato ingenuo aspettarsi il contrario visto il carattere “peperino” di entrambi. Purtroppo l’addio alle bicilindriche di Borgo Panigale coincide con l’inizio del declino: l’ingaggio da parte di Bmw non porta fortuna all’ormai veterano spagnolo, che sulla debuttante S 1000 RR non riesce a raccogliere quanto sperato. Nel biennio 2009-2010 fa anche peggio del team-mate Troy Corser, che pure può dirsi tutt’altro che soddisfatto dal suo esordio sulla hypersport bavarese. Il passaggio nel team Honda ufficiale, su una Fireblade in cui non sembrano credere nemmeno a Tokyo, non porta ad alcuna svolta, e l’ennesimo infortunio induce Ruben a ritirarsi dalle competizioni.

XAUS MANAGER

—   L’addio alle competizioni non si traduce però automaticamente nella dismissione dei panni del pilota. Ruben non rinuncia alla sua passione, guidare le moto da corsa, trovando nel 2012 un impiego in Bimota come collaudatore: il suo compito è sviluppare il progetto Moto2, le 600 motorizzate Honda chiamate a correre sotto le insegne del marchio italiano nella classe di mezzo del Motomondiale. In seguito il catalano diventa direttore sportivo della casa riminese, occupandosi anche di Superbike, per poi passare al team Go Eleven in un ruolo di secondo piano. Ora, a ormai 10 anni dal suo ritiro dalle corse, Ruben Xaus non ha abbandonato i circuiti: il caliente funambolo della Superbike è diventato nel frattempo DS di Esponsorama Racing (già Avintia Racing), la squadra che per il 2021 schiera in MotoGP Enea Bastianini e Luca Marini. Eppure la poltrona di team manager non gli rende giustizia: a noi piace ricordalo in sella, con la tuta addosso ed il casco in testa, perché in un periodo in cui la Superbike fatica a trovare i suoi “personaggi” un pilota così tosto e carismatico sarebbe proprio ciò che le serve.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/Superbike/02-09-2021/ruben-xaus-20-anni-fa-prima-vittoria-spagnolo-piu-caliente-sbk-420570109875.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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