Sachsenring 1971, quando un GP fece la storia contro il regime politico

Sachsenring 1971, quando un GP  fece la storia contro il regime politico

Nel motociclismo ci sono gare passate alla storia per le lotte fra campioni in pista, ma ce n’è stata una davvero unica per questioni extra agonistiche, prettamente politiche. Di che si tratta? Si torna indietro di cinquant’anni, precisamente al 10-11 luglio 1971, quando sul leggendario circuito stradale del Sachsenring di 8,618 Km si svolge il GP della Germania Est, sesta prova iridata stagionale, su dodici. Le corse, sull’affascinante e pericoloso tracciato di Hohenstein-Ernsttal nel Land della Sassonia, a un centinaio chilometri da Dresda, erano già nel giro internazionale da oltre 40 anni (prima gara nel 1927) e dal 1961 erano entrate nel calendario del Motomondiale, un vanto del regime comunista della Germania Est anche per la presenza di un pubblico entusiasta che spesso superava le 250 mila presenze.

LA PRESSIONE PER AVERE IL GP

—   Dopo i successi in 125, 250 e 350 dei bolidi 2 tempi a disco rotante della Casa tedesca orientale di Zschopau MZ già Dkw e Nsu (oltre 150 vittorie di cui 13 GP vinti con Horst Fugner, Ernst Degner, Gary Hoching, Mike Hailwood, Silvio Grassetti, l’asso pesarese che solo per sfortuna mancò nel 1971 e nel 1972 il titolo della 250), il governo di Berlino Est fa pressioni sulla Federazione motociclistica nazionale perché spinga la FIM a concedere alla Germania Est una prova iridata. La promozione del Sachsenring non era però cosa semplice, sia perché all’epoca dall’occidente non era semplice ottenere i visti d’ingresso (nel 1963 Provini su Morini perse il mondiale 250 perché impossibilitato a entrare in Germania Est), sia perché quel circuito era tristemente famoso per i numerosi incidenti, molti dei quali mortali. Non solo. Le Case motociclistiche europee e giapponesi non potevano esportare le loro moto di serie in Germania Est e negli altri Paesi d’Oltrecortina, per cui ritenevano che in quella difficile trasferta il gioco non valesse la candela. Dopo varie peripezie e alcune bocciature dovute alla pericolosità del tracciato si giungeva nel 1961, a stagione già iniziata, a concedere l’autorizzazione iridata, anche grazie al lavoro fatto dagli organizzatori nazionali e la riasfaltatura di gran parte del tracciato che aveva addirittura dei tratti con il pavé. Così per un decennio, fino a quel GP storico del 1971, ogni anno nella prima metà di luglio il Continental Circus iridato si spostava al Sachsenring, con la cornice festosa di un pubblico che approfittava dell’evento motociclistico per toccare con mano qualcosa di reale che veniva dal mondo occidentale.

QUELLA DOMENICA 11 LUGLIO

—   La stagione internazionale del 1971 era già partita male con la morte, il 2 aprile in gara a Riccione, di Angelo Bergamonti, compagno di squadra di Agostini alla MV. Sabato 10 luglio, poi, nelle prove del Sachsenring, oltre a un centinaio di cadute con alcuni feriti anche gravi, c’era stato il volo mortale dell’idolo locale Gunter Bartusch, il compagno di squadra di Silvio Grassetti alla MZ, tradito dalla sua inedita 300 bicilindrica. La giostra continua a girare e domenica 11 luglio al Sachsenring c’è un pienone da record fino a superare – così scrissero i giornali locali - i 300 mila presenti. E’ la giornata di Angel Nieto che sulla Derby vince in volata su Barry Sheene (Suzuki) in 125 dopo aver conquistato poco prima la classe 50, in volata su Jan de Vries (Kreidler). E sarà poi la giornata di Giacomo Agostini che sulle MV stravince nella 350 (il secondo Smart su Yamaha arriva a 1’20.400) e nella 500 (il secondo Keith Turner su Suzuki arriva staccato di 2’48.900) portando a 9 i suoi titoli mondiali, alla pari di Mike Hailwood e di Carlo Ubbiali.

BRAUN E IL PUBBLICO A BORDO PISTA

—   Ed ecco la gara più attesa, la 250: la più combattuta e l’unica dove la blasonata Casa tedesca orientale MZ con Silvio Grassetti può puntare alla vittoria, dopo il trionfo del 9 maggio a Salisburgo e l’exploit in qualifica. A metà gara, infatti, l’asso italiano della MZ pare avere partita vinta sul nugolo di Yamaha, fra le quali spiccano quelle di Phil Read, Jarno Saarinen, Barry Sheene, Rodeny Gould, Chas Mortimer, Gyula Marsovsky, e Dieter Braun. Ma la bicilindrica tedesca prima subisce noie a una candela, poi un grippaggio a un cilindro, costringendo Grassetti due volte al box (Silvio ripartirà finendo ottavo). La battaglia in gara prosegue con la folla che scende a bordo pista per sostenere rumorosamente Dieter Braun, il 29enne pilota tedesco occidentale di Ulma già iridato 125 nel 1969 con il bis nella 250 nel 1973. Tutti “spingono” il lungo Dieter che diventa, involontariamente, il simbolo della contestazione verso le autorità presenti e, soprattutto, verso il regime della Germania Est. Ovunque spuntano fazzoletti con i colori della bandiera (proibita) della Germania Ovest. La polizia lungo il tracciato cerca con le buone e con le cattive di obbligare la gente a metter via quei simboli della nazione “nemica”. Ma oramai si è passati dal tifo sportivo per un pilota lanciato verso la vittoria a una vera e propria manifestazione politica anti Ddr. Ci sono tafferugli ovunque fra poliziotti e spettatori, con diversi feriti in più punti del tracciato. Alcuni giovani vengono malmenati e caricati su camion, portati quindi al commissariato dove c’è chi sarà interrogato brutalmente subendo anche torture.

L’INSUBORDINAZIONE DEL DIRETTORE DI CORSA

—   Nel frattempo il commissario politico più alto in grado presente sul traguardo obbliga il direttore di gara Hans Zacharias a dare bandiera nera al battistrada Braun inventandosi qualche scorrettezza. Ma il direttore corsa si rifiuta di squalificare il correttissimo Braun e pagherà poi questa “insubordinazione” con il licenziamento e la sua messa al bando sociale, indicato quale “nemico” della patria. Non è finita. Il giro d’onore dura una infinità perché Braun è continuamente costretto a scendere dalla sua moto ed è portato in trionfo metro dopo metro. Le autorità tentano anche il sabotaggio della premiazione obbligando gli organizzatori a staccare l’impianto di amplificazione del circuito per non fare eseguire l’inno nazionale della Germania federale, vietato per legge nella Germania Est e in genere sostituito con l’Inno alla Gioia di Beethoven. A quel punto la folla inizia a cantare l’inno della Germania Ovest ed è caos con la polizia che costringe i primi tre classificati (Braun, Gould e Read) a scendere dal podio e a rifugiarsi negli uffici della direzione corsa. Ma i tre campioni protestano e si rifiutano di obbedire continuando a salutare il pubblico che in tedesco grida “Deutschland, Deutschland über alles…” e ovunque scrive: “Freiheit!”, libertà! E’ un duro sberleffo per le autorità istituzionali e politiche presenti, un durissimo colpo per il regime tedesco-orientale e per l’intero sistema d’Oltrecortina. Il giorno dopo, i giornali della Germania Est non faranno cenno a questa vicenda, tanto meno ne parleranno radio e tv locali e nazionali. Ci saranno comunque pesanti conseguenze, con epurazioni di esponenti sportivi, istituzionali e politici. Dal 1972 vengono poi imposte limitazioni alla partecipazioni dei piloti e delle Case occidentali sulla base delle loro presunte opinioni politiche, arrivando nel 1973 alla eliminazione del GP della Ddr dal calendario del Motomondiale.

Dal 1998, inizia il secondo ciclo del circuito del Sachsenring, stavolta con l’inedito circuito permanente sassone, poi ancora modificato nel 2000 e nel 2001. Il 9 novembre 1989 il muro di Berlino cade e con esso cade l’ultimo baluardo della Guerra Fredda, preludio alla riunificazione della Germania e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma quell’11 luglio 1971 del Sachsenring resta nella storia oltre i confini del motociclismo quale prima protesta popolare “in diretta” contro un regime che comunque resisterà per altri 18 anni. Per i piloti occidentali e per il loro seguito non fu poi facile, dopo la fine delle gare di domenica 10 luglio, passare la frontiera e rientrare in Occidente. Per fortuna, solo beghe burocratiche perditempo, comunque intimidatorie. Questa era l’aria che tirava allora. Non una bella aria. Onore ai 300 mila tedeschi che al Sachsenring sfidarono apertamente il potere dittatoriale aprendo, pur se fra contraddizioni e ritardi, la strada verso la libertà e la democrazia.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/11-07-2021/gp-sachsenring-1971-inizio-rivolta-popolare-contro-regime-tedesco-4102630474941.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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