Sic, quando un film fa rivivere la dimensione più vera del Marco Simoncelli iridato 2008

Sic, quando un film fa rivivere la dimensione più vera del Marco Simoncelli iridato 2008

“Perché un ragazzo che non ha mai visto correre Marco dovrebbe vedere questo film? È una bella domanda. A me succede spesso di essere fermato da genitori con dei figli piccoli, ai quali dicono: ‘ma sai chi è lui? Il babbo del Sic’. E loro a dire di no, che non sanno chi sia. Ecco, magari questo film potrà rinfrescare la memoria ai suoi tifosi e a fare scoprire Marco a chi di lui non ha mai sentito parlare. Scoprendo quanto difficile sia stata la sua strada e, soprattutto, chi fosse Marco e cosa sapeva trasmettere. Non come i piloti di oggi, che sembrano tutti dei preti”.

Paolo Simoncelli si è commosso, all’Anteo di Milano, in occasione della presentazione alla stampa di “SIC”, il documentario che racconta la stagione che nel 2008 regalò a Marco Simoncelli e alla Gilera il Mondiale della 250. Diretto da Alice Filippi e prodotto da Sky Original, Fremantle Italy e Mowe, uscirà nelle sale cinematografiche solo il 28 e 29 dicembre (su nexodigital.it l’elenco delle sale), con la prima nazionale che si terrà martedì 21 a Riccione al Multiplex Giometti Cinema.

Paolo si era emozionato già quando lo aveva visto la prima volta, solo lui e Rossella, la mamma di Marco, sul divano di casa: “Già era stato difficilissimo decidere di farlo fare – racconta Paolo – Rossella all’inizio non voleva saperne, per cui alla fine della visione poteva scattare il suo ‘te l’avevo detto’. Invece è rimasta in silenzio, è piaciuto molto anche a lei. Hanno fatto un bel lavoro, così adesso sono felice di avere permesso questa cosa, spero che abbia successo e che anche attraverso questo racconto Marco continui a vivere”.

LA STORIA PIÙ IMPORTANTE

—   Alice Filippi, già finalista dei David di Donatello con il documentario “78 – Vai Piano ma vinci” che raccontava la storia del rapimento del padre, e con il film “Sul più bello”, sorride nell’ascoltare le parole di Paolo. “La cosa più difficile, ma che mi premeva di più, era di conquistare la fiducia di Paolo e della sua famiglia. Non ci conosceva, ma ha deciso di affidarci la sua storia, che era la più importante che aveva. E io sentivo la responsabilità nei confronti di loro, ma anche di Marco, di raccontarla nella maniera giusta. La gente ti fa spesso promesse, ma non sempre le mantiene. Dopo che lui e Rossella lo hanno visto, ha chiamato Roberta (Trovato, la produttrice; n.d.r.) e quando lei ha risposto le ha detto con il suo tono da finto burbero ‘Ma che c… avete fatto?’. Poi, dopo un attimo di silenzio ‘siete state brave, non me lo aspettavo”.

RACCONTI E IMMAGINI

—   Il docufilm si snoda tra immagini di repertorio che raccontano le difficoltà di Marco, sul quale l’Aprilia aveva puntato nel 2007 facendolo debuttare in 250 nella squadra di Rossano Brazzi, alla bocciatura da parte di Noale che fece pensare a Marco persino di smettere, fino alla scommessa vincente della stagione successiva di ripartire con una moto non ufficiale (l’Aprilia LE) con la squadra gestita da Giampiero Sacchi e con Aligi Deganello alla conduzione tecnica. A raccontare quei giorni, oltre a Paolo, ecco Kate Fretti, la sua fidanzata, Valentino Rossi, che nel momento più difficile prese Marco sotto la sua ala portandolo ad allenarsi con Carlo Casabianca, dando di fatto vita a quella che sarebbe diventata la VR46 Academy, Mattia Pasini, con cui il Sic aveva corso sin dalle minimoto, Carlo Pernat, il manager, Aldo Drudi, molto più di chi gli disegnò quel casco diventato iconico, gli stessi Sacchi e Deganello, oltre a Sanzio ‘Malabrocca’ Raffaelli, il suo meccanico storico, Alvaro Bautista, con cui Marco si giocò il titolo 2008, e ovviamente il dottor Claudio Costa.

SOGNAVO MARCO

—   A collegare il racconto reale, le scene oniriche con le quali la Filippi ha provato a immaginare quello che passasse nella testa di Marco. “Il risultato finale è quello che volevo: raccontare Marco e Simoncelli, il Marco nella sua dimensione casalinga e con gli amici, e il Simoncelli che correva in pista – spiega la regista - ma che in comune hanno la spontaneità e l’essere se stessi sempre. Mi porto tanto nel cuore, dopo questa esperienza, perché una cosa è ideare un personaggio, che puoi adattare e modificare a secondo della tua storia, un’altra raccontare una persona vera, e per riuscirci devi provare a conoscerla, entrare in sintonia. Io l’ho sognato tantissimo, Marco. Nei momenti difficili, quando cercavo di trovare il taglio giusto, lo sognavo. E alla fine è stato come se lo conoscessi davvero. Mi sono affezionata tanto a lui, come a tutti quelli che hanno partecipato a questo progetto, perché loro mi hanno visto solo una volta, ma io li ho ascoltati e riascoltati decine di volte. Paolo è stato un tuffo al cuore, sembra burbero, ma sotto quei baffi c’è un cuore gigante, Sacchi mi ha conquistato per il modo di parlare, il suo è stato un punto di vista interessante. Tutti hanno raccontato lo stesso Marco, ma ciascuno a modo loro, Sanzio, Pasini, Valentino, Costa, con le sue sfumature filosofiche che però ti fanno capire che correre in moto è molto più di aprire il gas e andare forte, ma è entrare in sintonia con l’universo”.

QUELLE PAROLE DI BRAZZI

—   “Alice è stata brava a far vedere la speranza di un pilota che voleva l’Aprilia”, riprende la parola Paolo. “E ti dirò che ho rivissuto in modo molto più drammatico di allora il momento, bruttissimo, in cui Brazzi definisce Marco un somaro di 80 chili. Mi ha fatto ancora molto male rivivere quei momenti. La forza di Marco nel rialzarsi è stata quella di avere intorno le persone giuste, e Sacchi in questo ha avuto un ruolo molto importante, ha gestito da grande manager la situazione politica con l’Aprilia, quando ci fu una guerra prima che a Marco venisse data, dal Sachsenring, dove vinse subito, la RSA ufficiale, con Gigi Dall’Igna (allora d.t. di Noale, n.d.r.) che aveva speso decine di milioni per una moto che veniva battuta dalla LE di Marco. C’è voluto un po’ prima che si accorgessero di che pasta fosse fatto”.

SIC E VALE

—   Nelle scene girate, bellissime quelle che raccontano di Marco e Valentino in moto a fare traversi e sfidarsi alla Cava. Con una ‘fotografia’ bellissima che racconta più di tante parole il grande legame tra i due, quella del Sic seduto per terra vicino a Vale che guardano dall’alto il panorama. “Per quella scena mi sono ispirata a un quadro che Valentino ha nella grande sala del Ranch – svela la Filippi – che ritrae, per l’appunto, Marco seduto con Vale che indica lontano con l’indice: racconta quel giorno in cui loro due e Pasini guardavano dall’alto il terreno dove sarebbe sorto il Ranch, con Graziano che picchettava il terreno. Di quel momento non c’era la foto, così Valentino chiese di farne un quadro”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/13-12-2021/sic-film-marco-simoncelli-iridato-2008-cinema-28-29-novembre-430439396668.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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