Storie di Motomondiale: 50 anni fa l’impresa di Grassetti a Spa in duello con Read

Storie di Motomondiale: 50 anni fa l’impresa di Grassetti a Spa in duello con Read

Cinquant’anni fa, il 4 luglio 1971, Silvio Grassetti sulla MZ ufficiale trionfava nella 250 al GP del Belgio sul circuito di Spa-Francorchamps di fronte a 200 mila spettatori. Poco meno di due mesi prima, il 9 maggio, Grassetti era salito sul gradino più alto della “quarto di litro” nell’apertura iridata stagionale del GP d’Austria, al Salzburgring, portando di nuovo al vertice la MZ che aveva vinto nella 250 dodici anni prima con Gary Hocking (Svezia e Irlanda), otto anni prima con Mike Hailwood (Sachsenring) e sette anni prima con Alan Shepherd (Daytona). I due successi ottenuti dal 35enne asso pesarese in Austria e in Belgio sulla bicilindrica 2 tempi a disco rotante della Casa tedesca-orientale, portavano una ventata d’aria nuova nel motociclismo: un corridore italiano tornava ai vertici della combattuta categoria e dopo 11 anni era sulla strada buona per ripetere quanto fatto nella duemmezzo dal grande Carlo Ubbiali (MV Agusta) nel 1960.

GRASSETTI E LA MZ

—   E la MZ, nel Motomondiale 125 e 250 dal 1958, dimostrava di essere competitiva per conquistare il suo primo titolo iridato della 250, dopo i falliti tentativi precedenti. Dopo la doppietta di Ubbiali (1959-1960), solamente altri due piloti italiani avevano sfiorato il titolo della 250: Tarquinio Provini (Morini monocilindrica 4 tempi) nel 1963 e Renzo Pasolini (Benelli 4 cilindri 4 tempi) nel 1969. È stato però il quattro volte campione d’Italia e vice campione del Mondo 350 (su Jawa 4 cilindri 2 tempi) 1969 (vinto da Agostini sulla MV Agusta 3 cilindri 4 tempi) Silvio Grassetti il pilota che agli inizi degli anni Settanta ha portato la MZ al massimo livello di competitività e a battersi per il titolo mondiale della 250, all’epoca la classe agonisticamente e tecnicamente più significativa. Nel triennio 1971-1972-1973 solo la sfortuna – appiedato più volte per problemi tecnici anche banali quando era in testa o lottava per la vittoria – ha privato il binomio italo-tedesco della conquista della corona iridata.

MZ MOTO FUTURISTICA

—   La MZ 250 bicilindrica 2 tempi a disco rotante dell’asso pesarese era all’epoca una moto tecnologicamente avanzata: potente (55 Cv a 12.500 giri nell’ultima versione 1972) e velocissima (oltre 250 Km/h) quanto scorbutica nella guida per la violenta erogazione di potenza ai bassi regimi e per un arco di utilizzo della coppia molto ristretto; meccanicamente fragile e pericolosa per i continui grippaggi; recalcitrante allo start (si partiva da fermo a motore spento); difficile e delicata nella messa a punto. Ripetutamente, Grassetti chiedeva di sostituire sulle sue sibilanti bicilindriche ufficiali alcune componenti costruite nella Germania Est con prodotti Made in Italy ma il commissario politico che presidiava il Team ufficiale con tanto di cravatta rossa con impressa la bandiera della Ddr rimaneva impassibile senza proferire parola lasciando sempre quasi tutto inalterato coerentemente alle direttive ricevute dalla direzione politica del suo Paese.

POCHI ITALIANI

—   In quel lontano 1971 la presenza nel Motomondiale dei corridori italiani e delle moto italiane era di gran qualità ma ridotta al lumicino. Nella 125 c’era un solo binomio tricolore: Parlotti-Morbidelli. Nella 250 Grassetti su MZ e Pasolini su Aermacchi-HD; nella 350 Agostini su MV Agusta, Pasolini su Aermacchi-HD, Grassetti su Jawa; nella 500 Agostini su MV e Pagani su Linto. Con rare eccezioni in qualche gara – specie al Nazioni di Monza – che confermano la regola. Sarà, peraltro, una stagione di lutti in pista e fuori: il 2 febbraio ’71 moriva il conte Domenico Agusta e a fine anno se ne andava il commendator Giuseppe Gilera. Oltre 1000 incidenti in pista quell’anno, alcuni mortali, come quello extra iridato del 4 aprile nel diluvio di Riccione, con la morte del 32enne Angelo Bergamonti, compagno di squadra di Agostini alla MV Agusta.

IL MONDIALE 1971

—   Ecco, il 9 maggio, l’attesissima overture iridata al Salzburgring, 4.238 metri ultra veloci, al cardiopalma. Nella 500 e nella 350 non c’è storia: Agostini sulle MV doppia tutti. Corsa-show, invece, nella 250. Grassetti, che l’anno prima aveva dominato la gara austriaca non ancora iridata, è in gran giornata e per gli avversari non c’è niente da fare. La danza trionfale dell’asso pesarese si chiude a 170 Km/h di media con gran distacchi su tutti. La MZ torna alla vittoria mondiale nella 250 dopo 8 anni ed è la sua prima doppietta nella quarto di litro iridata. La sera è gran festa alla Festung Hohensalzburg, nella splendida fortezza medioevale che domina Salisburgo dall’alto del Festungsberg. Persino l’algido ingegner Kaaden, abbracciando Grassetti, si commuove. Bartush racconta con gran sportività di come Silvio lo avesse infilato nella esse prima del traguardo e di come l’italiano avesse pelato via via i suoi grandi avversari. Grassetti sorride e dice a Kaaden di aver dato in pista “quello che serviva per vincere”, ringrazia per la velocità e la potenza della moto chiedendo però modifiche perché il motore vibra e in basso “non tira”, perché il telaio scodinzola, perché i freni dopo pochi giri non funzionano. Kaaden fa con la testa il sì “di chi sa” e promette migliorie. Il 16 maggio a Hockenheim Grassetti è lanciato in corsa per il bis del Salzburgring: ma l’accensione della sua MZ lo tradisce sul più bello, con Read che così la fa da padrone. Idem il 26 giugno ad Assen (Silvio ribadisce il suo no al Tourist Trophy del 9-13 giugno) con l’italiano in gran bagarre quando il sogno del trionfo si infrange per noie al motore. Questi “zero” saranno pesantissima zavorra nella classifica finale del campionato. Comunque, Grassetti non molla e punta su Spa-Francorchamps per la gran rivincita.

IL GP BELGIO 1971

—   Stavolta il “Leone di Montecchio” non si limita agli exploit di prove e qualifiche: la sua corsa è magistrale anche sul piano tattico, senza una sbavatura e con il suo sibilante bolide finalmente e semplicemente perfetto. È il bis del Salzburgring, con gli interessi! Qui il compagno di squadra Bartusch non gli fa da scudiero: finisce decimo a 42 secondi dal suo capitano. E neppure Read, che pure le tenta tutte e di più, riesce a sfangarla sul pesarese. I due campioni, che da oltre dieci anni si combattono in pista nelle 500, 350, 250, offrono ai 200 mila presenti uno spettacolo che fa onore al motociclismo. Dopo aver domato l’agguerrita e folta concorrenza e battuto più volte il record sul giro, Phil e Silvio si presentano appaiati al penultimo giro. Alla staccata della Source si arriva a quasi 250 Km/h. Read prova a “giocare sporco”: esce dalla carenatura quando ancora è in piena velocità, così da disorientare il suo avversario, attaccato, in scia. Scalate tutte le marce, la curva è un rampino che si fa da fermo, prima di buttarsi giù nel discesone “a serpente”, dove all’epoca c’era il traguardo. Fondamentale, è come si esce dal tornantino. Grassetti, beffato da Read, chiude tardi e, per evitarlo, va largo: non cade grazie a un gioco da grande equilibrista, perde solo qualche metro, non molla. Recupera e riaggancia il fuggitivo inglese passata l’Eau Rouge. Appaiati, i due fanno poi scintille in tutte le curve in discesa fino al curvone di Blanchimont. Di nuovo all’ultima staccata de La source Grassetti ripaga Read con la stessa moneta usata dal baronetto il giro precedente. I due si toccano. E di più. È Phil, stavolta, che è costretto ad allargare finendo lungo, gambe all’aria. Silvio sbanda e di traverso si butta sul traguardo salutato dalla bandiera a scacchi e dall’urlo dei 220 mila. Grassetti primo! Suo anche il giro veloce: 4’19”5 alla media di Km/h 195,606! Sul pennone più alto del podio sale il tricolore. Le note dell’inno di Mameli invadono i cieli cupi delle Ardenne. È il trionfo! Due vittorie in quattro gare: il mondiale è riaperto, Grassetti è in corsa per il titolo della 250. Il binomio Grassetti-MZ funziona. Adesso non si può più sbagliare. “L’essenziale – dice Grassetti all’Ing Kaaden – che il motore non si rompa più!”.

FINALE AMARO

—   Ma le tre successive trasferte segnano tre zeri. Brno- Cecoslovacchia: Silvio in testa, motore k.o. Anderstop-Svezia, Silvio in testa, motore k.o. Imatra-Finlandia, Silvio in testa, motore k.o. Il 12 Settembre a Monza Grassetti perde, sempre causa jella, l’ultimo treno: nella 250 sabato fa la pole position record ma domenica rimane al palo allo start, perdendo oltre mezzo giro. Recupera e va in testa al decimo passaggio tentando la fuga. Ma ecco a metà gara il solito grippaggio che costringe il pesarese a rallentare finendo comunque terzo in volata. Nella precedente gara delle 350 Grassetti su una MZ 300 cc era giunto secondo in volata dopo una corsa-show con Jarno Saarinen. Così Silvio deve accontentarsi dei quattro titoli italiani (125, 250, 350, 500) e della corona di vice campione del mondo 1969 (su Jawa) della 350 alle spalle di Giacomo Agostini (MV). Seguiranno altre corse magiche e solo la dea bendata, stavolta benigna, salverà Silvio dal tragico crash monzese del 20 maggio 1973 costato la vita a Pasolini e a Saarinen. Il 6 luglio 1974, nelle qualifiche 250 di Spa-Francorchamps, la signora in nero attende il corridore pesarese fra l’uscita della Eau Rouge e l’ingresso del Raidillon. Per diciotto drammatici giorni Silvio rimane in un lettino d’ospedale di Liegi privo di conoscenza, in un sonno profondo. È in coma farmacologico ma non in morte cerebrale. “Continuai a parlargli, non perda la speranza”, dice la suora alla moglie di Silvio, Marzia. “Non ora , Silvio, ma allo scoccare dei tuoi 82 anni”, gli dice una figura imponente di vegliardo apparsa davanti a uno smisurato cancello e parlando con l’inaudita solennità di un custode colossale. Così sarà. Così è stato.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/04-07-2021/motomondiale-mezzo-secolo-fa-l-epica-vittoria-silvio-grassetti-spa-mz-4102440701855.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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