Tutto sul Sachsenring, il toboga che terrorizzava i piloti del Motomondiale

Tutto sul Sachsenring, il toboga che terrorizzava i piloti del Motomondiale

Arriva sul toboga del Sachsenring l’attesissimo GP di Germania, ottavo appuntamento iridato 2021. Purtroppo, causa le restrizioni della pandemia, il weekend di prove e gare sarà a porte chiuse e non potrà svolgersi la gran festa popolare per i 60 anni del Gran Premio entrato nel calendario del Motomondiale nel 1961 e già nel giro internazionale da più di 90 anni. Fino alla caduta del Muro di Berlino le corse automobilistiche e motociclistiche disputate dal 1927 sulle strade di Hohenstein-Ernstthal nel Land della Sassonia a cento chilometri da Dresda sono state il vanto della Germania Est e dei Paesi d’oltre cortina con una straordinaria cornice di folla, anche superiore ai 300 mila spettatori, in condizioni atmosferiche spesso avverse.

LA TRADIZIONE E LE BEVUTE

—   Al di là della geopolitica, il Motorsport tedesco ha avuto sempre una forte tradizione di grandi piloti e di grandi Case automobilistiche e motociclistiche: all’Est hanno lasciato una grande impronta la Dkw e la Nsu poi sfociate nel marchio MZ, la mitica Casa di Zschopau distintasi nel Motomondiale dalla fine degli anni Cinquanta, per un ventennio, con le 125, 250 e 350 2 tempi a disco rotante (13 GP vinti con Horst Fugner, Ernst Degner, Gary Hocking, Mike Hailwood, Silvio Grassetti, l’asso pesarese che solo per sfortuna mancò nel 1971 e nel 1972 il titolo della duemmezzo) progettate dal geniale ingegnere Walter Kaaden. In particolare, per la Germania dell’Est, il circuito del Sachsenring era non solo un appuntamento sportivo annuale cui soprattutto i giovani (ma anche famiglie intere) non volevano mancare perché una occasione rara per scambiare idee e vedere da vicino com’era il mondo occidentale, almeno rispetto alle moto e a un paddock multicolore e multilingue, ma rappresentava un vessillo per dire: “Ci siamo anche noi! Guardate cosa siamo in grado di fare! Benvenuti a tutti!”. A patto, però, di accettare le pacche sulle spalle di benvenuto e di non mancare il giro delle bevute, ininterrotto dal venerdì alla domenica, giorno e notte.

IL CIRCUITO

—   Denominato Baldberg-Viereck per la forma quadrangolare del tracciato (prima 14,5 km, poi 12,2 km), lo “stradale” era considerato fino all’interruzione per la Seconda Guerra Mondiale fra i più validi tecnicamente e fra i più spettacolari ma anche fra i più pericolosi, addirittura paragonato al Tourist Trophy dell’Isola di Man. Fra le due Guerre Mondiali, in Germania già si correva sul velocissimo circuito dell’Avus (Mino Faffeis vinse nella 350 del 1925) e sul fantastico quanto impervio Nurburgring con Pietro Ghersi trionfatore nel 1928 sempre nella tremmezzo. Passeranno decenni per arrivare allo splendido e velocissimo Motodrom di Hockenheim. Per i piloti e le Case italiane andare a correre in quei tempi in Germania era come accettare la sfida nella tana del lupo. Solamente alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale gli italiani riescono a trionfare al Sachsenring nell’Europeo 1939 con due fuoriclasse quali Nello Pagani (Guzzi) nella 250 e Dorino Serafini (Gilera) nelle 500. Quest’ultimo, portato in trionfo sul podio e fotografato con il braccio destro “alzato” di fronte a gerarchi fascisti e capi nazisti, dopo il 1945 rischierà a Pesaro addirittura un… processo fortunatamente finito a piada e sangiovese per volontà popolare dei tifosi accomunati dalla passione per il motociclistico, superando le divisioni ideologiche.

LA TESTIMONIANZA

—   Serafini, che di circuiti assassini e di incidenti se ne intendeva (protagonista del Lario e dei circuiti più pericolosi), del Sachsenring raccontava negli anni Ottanta: “A quei tempi tutti i tracciati erano davvero pericolosi, ma nessuno più traditore del Sachs perché invitava al rischio con tutta quella folla che ti incitava quasi abbracciandoti fin sull’asfalto ma che poi d’improvviso si apriva e tu finivi contro un muretto, una pianta, infilandoti persino in una capanna con dentro mucche e cavalli. Ma quell’applauso dei 300 mila nel ’39 dopo l’Inno di Mameli per il mio trionfo della 500 lo porto sempre dentro con me”. Già, circuito superbo e assassino. Tanti gli incidenti con corridori feriti e morti: in particolare nell’edizione del 1° luglio 1934 fra prove e gare ci furono più di 200 cadute con tre piloti deceduti nella classe 500: all’epoca fra i big, lo svedese Gunnar Kalén campione d’Europa e i belgi Leopold “Pol” Demeuter e “Noir”, pseudonimo di Erik Haps entrambi trionfatori ad Assen la settimana precedente.

IL TRAGICO DOPOGUERRA

—   Dopo la tragica parentesi bellica, si torna a gareggiare come prima, con qualche rimaneggiamento, ma sostanzialmente sempre con la caratteristica di “pista infernale”. Tra 1934 e 2014 muoiono 19 piloti con oltre 500 feriti, fra corridori e pubblico. Per comprendere meglio caratteristiche tecniche e rischi basta pensare che sull’attuale nuovo saliscendi dell’autodromo del Sachsenring (3,671 km) il record sul giro è di Marc Marquez (Honda) 2019: 1’21”228, media 162,6 km/h; mentre su quello del vecchio “stradale” di km 8,614 il giro veloce è di Giacomo Agostini (MV Agusta 500) 1968: 2’55”4 alla media di 176,798 Km/h! Il portacolori della MV Agusta è protagonista di un storico bis nelle 350 e nelle 500, dove doppia tutti gli avversari. Sullo stesso tracciato, due anni prima, Agostini era stato protagonista nella 350 e nella 500 di una lotta serratissima con Mike Hailwood (Honda) finendo però a terra a forte velocità proprio all’ultimo giro: solo per miracolo sfiora un parapetto di pietra e ferro ma poi sbatte sulle balle di paglia indurite dalla pioggia della mattinata. Il fuoriclasse italiano, privo di sensi, viene soccorso e portato al centro medico: contusioni varie, 7 punti di sutura sul naso (si notano tutt’ora dopo 55 anni!) e 4 punti alla mano destra. “L’ho scampata bella”, dirà poi Agostini che nel successivo GP a Brno corre in condizioni fisiche approssimative, battuto due volte da Hailwood nella 350 (gap di 13”8) e nella 500 (gap di 16”6).

QUEI FIORI PER IVY

—   Nel 1969, il 12 luglio, a fare scalpore era stato l’incidente mortale dell’iridato Bill Ivy nelle qualifiche del sabato causato dal grippaggio della sua Jawa 350 4 cilindri 2 tempi. L’indomani, con il piccolo Bill in una bara, tutto prosegue come niente fosse, con in pista allo start una corona di fiori al posto del pilota cui era rimasto il secondo tempo in griglia, un minuto di raccoglimento e una gara senza più senso. Riesplodono le polemiche, sotto accusa la commissione Fim che, per pressioni politiche internazionali, nel 1961 aveva dato l’ok per inserire il Sachsenring nel giro iridato accontentandosi di piccole modifiche, della grande passione e della grande volontà degli organizzatori locali, dei contadini e operai del posto al lavoro gratis per mesi per poter fare la gara. Quindi, da lì, corse di straordinaria bellezza con rischi straordinari. Continui piccoli ritocchi all’asfalto, un paio di chicane non mutavano la sostanza di una pista ad alto rischio. Dopo altri incidenti, dal 1990 viene negata l’autorizzazione per il mondiale anche se le autorità spingono per l’effettuazione di gare minori, d’oltrecortina. Dal 1996 ecco il nuovo autodromo permanente inaugurato dal mondiale Sbk, fino al ritorno del Motomondiale, dal 1998.

IL SACHSENRING OGGI

—   Quindi modifiche su modifiche, si giunge al nuovo progetto e a oggi con il “signor circuito” di 3.671 metri di lunghezza, il più corto fra quelli iridati, ma fra i più validi tecnicamente e fra i più spettacolari. Il tracciato del nuovo autodromo non è solo tortuoso, ma è il classico circuito misto/veloce dove conta soprattutto il pilota e l’equilibrio nell’assetto del mezzo. Questo autodromo, con un po’ di fantasia, ricorda non solo tecnicamente, l’autodromo di Imola, quello prima del rifacimento a seguito dell’incidente di Senna. Il vecchio tracciato, invece, poteva essere paragonato al Bremgarten svizzero, o al Circuito del Lario o a una copia ridotta del TT inglese, pur senza raggiungere quelle vette altimetriche e di pericolosità. Peccato non poter rivedere già da questa edizione il ritorno dei 100 mila moltiplicati. Ma è solo questione di tempo.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/17-06-2021/motogp-germania-toboga-sachsenring-tragedie-imprese-4102033091092.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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