Valentino Rossi: sul giro c’è, ma cosa manca per abbandonare i bassifondi?

Valentino Rossi: sul giro c’è, ma cosa manca per abbandonare i bassifondi?

Dunque, dominando al Sachsenring, Marc Marquez è tornato ad emozionare e a trionfare dopo 581 giorni dall’ultima volta. La svolta decisiva della gara è avvenuta con lo scroscio d’acqua caduto fra l’ottavo e il nono giro quando cioè Marquez ha di fatto girato come se la pista fosse asciutta, a differenza di tutti i suoi avversari inseguitori (escluso l’eccellente Bagnaia) che al 9° passaggio hanno rallentato rispetto alla tornata precedente. Marquez (8° giro: 1.22.430; 9° giro: 1.22.552); Oliveira (8° giro:1.22.271;9° giro 1.23.327); Quartararo (8° giro: 1.22.165; 9° giro: 1.23.282); Binder (8° giro: 1.22.202; 9° giro: 1.23.132); Miller (8° giro: 1.22.105: 9°giro: 1.23.462); Bagnaia (8° giro: 1.22.499; 9° giro: 122.480); Rossi (8° giro: 1.22.206; 9° giro 1.23.334) facendo meglio, fra i “big”, solo rispetto a Miller. Tanto di cappello a Marc.

CAMPIONATO APERTISSIMO

—   Il fuoriclasse spagnolo della Honda non è ancora il “marziano” di prima: ma adesso, con 13 Gran Premi ancora da disputare, in questa MotoGP “campionato della gomma”, tutto è possibile. Difficile, assai difficile, che Marquez possa ancora battersi per il titolo ma probabile, molto probabile, che l’asso di Cervera diventi l’ago della bilancia in grado di condizionare il campionato. Per adesso, dopo i primi otto round e dopo il terzo posto del GP di Germania, Fabio Quartararo allunga in classifica con 131 punti, davanti a Zarco (109), a Miller (100), a Bagnaia (99), a Mir (85), a Vinales (75), a Oliveira (74), a Binder (56), a A. Espargaro (53), a Marc Marquez (41), a Morbidelli (40). Valentino Rossi, 14° al Sachs a 22 secondi dal vincitore Marquez (e a 15 secondi da Quartararo), è 19° (17 punti) dietro a Petrucci (23) e davanti a Marini (14).

IL VINCITORE E IL VINTO DEL SACHSENRING

—   Se, su un circuito apparentemente “facile” ma invece assai tosto qual è questo piccolo Sachsenring, Marquez torna sugli altari dopo la via crucis seguito all’incidente di Jerez 2020, al contrario Valentino Rossi resta nei bassifondi della classifica, in mezzo al guado, sotto il peso di risultati mai così negativi in oltre vent’anni di carriera. Dopo le prime otto gare, 114 punti di gap dal leader della classifica generale sono già per Valentino Rossi una sentenza.

Risultati così negativi che, ai tempi del motociclismo con i padroni delle Case al muretto box con il cronometro in mano, avrebbe già portato al “benservito”. Questo fin ora il ruolino di marcia di Rossi: Losail 1 (12° a +10.742); Losail 2 (16° +14.246); Portogallo (out per caduta); Jerez (16° +22.731); Le Mans (11°) +42.198; Mugello (10° +25.145); Catalogna (out per caduta); Sachsenring (14° +22.300).

NUMERI A CONFRONTO

—   Al di là dello specifico risultato in ogni singola gara, è evidente che per Rossi la tendenza è negativa, fortemente negativa anche rispetto agli altri tre piloti Yamaha, compreso Morbidelli sulla vecchia M1. Anche dopo la gara del Sachsenring Rossi, è apparso deluso per il risultato e sfiduciato sul futuro, non sapendo come uscire dal tunnel. Il campione di Tavullia, senza peli sulla lingua, mette sotto accusa la Yamaha, soprattutto per non saper indicare una prospettiva rispetto alla mancanza di grip, di potenza e di velocità di punta (Rossi 292,6 km/h contro i 300 km/h della Ducati di Bagnaia, con le altre M1 di Vinales e Quartararo a 294.2 e la M1 di Morbidelli, ultima, a 289,5 km/h). Al Sachsenring, su un rettilineo centrale di 800 metri la M1 di Rossi è più lenta della Ducati di poco più di 7 km/h mentre, ad esempio al Mugello su un rettilineo di 1,141 Km, il gap della moto di Rossi è stato (solo) sotto i 5 km/h.

IL PROBLEMA CON YAMAHA

—   Evidentemente potenza e velocità contano ma, pur su circuiti tanto diversi fra loro, non sono determinanti per il risultato finale. Decisivo è il bilanciamento complessivo del mezzo, specie in percorrenza e uscita di curva, il “modo” di guidare del pilota che incide sullo status della gomma, a sua volta determinante per il tempo sul giro, specie da metà gara in avanti. Anche domenica, dopo la gara, Valentino ci è andato giù duro: “Non ho grip e Yamaha non mi dà risposte”. È, quello del “Dottore”, il solito refrain di ogni dopo corsa: “Non ho grip, la posteriore slitta, ho un basso range di utilizzo della gomma”. Nel suo team si prende atto. In Yamaha si prende atto. In gara e in campionato Rossi continua ad avere il ruolo di comparsa. La questione non è se credere a quel che dice Valentino. Anzi, perché e come non credergli? Ma questa mancanza di grip della sua M1 dipende dalla Yamaha o – data la continuità del problema irrisolto – è la conseguenza del modo di come Valentino guida la sua moto, il prodotto del suo stile di guida “superato”, lo smarrimento, non solo tecnico, della sua squadra dovuto anche alle pressioni del “clan” del Dottore?

PARLA IL TEMPO

—   Non si tratta di abbagli ingannevoli o di auspici in cerca della buona stella bensì di dati tecnici che, al di là della classifica, dimostrano che Rossi può quanto meno uscire (pro tempore) dal tunnel in cui si è infilato da almeno due stagioni. Nel motociclismo, da sempre, per misurare un pilota, si dice: “Conta il cronometro”. Ebbene, ieri al Sachsenring, pur 14° in classifica finale, Valentino ha fatto segnare il 7° tempo assoluto (come Viñales) e addirittura ha girato in un momento clou della gara (sesto giro quando la gomma era ancora ok) persino più veloce del leader Marquez: Valentino (1’22.059), Marc (1’22.135). Quasi lo stesso il 7° giro: Valentino (1’22.045), Marc (1’22.031). Ciò non significa che Rossi può pensare di ribaltare da qui in avanti il suo attuale status di competitività cui pesa – oltre al già citato handicap dello stile di guida superato – una particolare difficoltà nelle prove e in qualifica e nella continuità dei tempi sul giro, in gara.

Anche al Sachsenring Valentino è stato incostante: ha “rallentato” troppo per le due gocce di pioggia, ha tirato i remi in barca nella parte finale, forse anche demoralizzato, nella logica che tanto non vale la pena rischiare per un posto di molto sotto la top ten.

Alcuni giri a confronto

ROSSI - MARQUEZ

6: 1’22.059 - 1’22.135 7: 1’22.045 - 1’22.031 8: 1’22.206 - 1’22.430 9: 1’23.334 - 1’22.552 10: 1’22.551 - 1’22.402 11: 1’22.838 - 1’22.166 12: 1’22.773 - 1’22.092 13: 1’22.931 - 1’21.825 14: 1’22.546 - 1’21.772 15: 1’22.900 - 1’21.805 16: 1’22.254 - 1’21.861

BRUTTA ARIA NEL BOX NUMERO 46

—   Inutile negarlo: nel Team di Valentino c’è insoddisfazione, c’è sbandamento, c’è disorientamento perché gira e rigira ribaltando la moto mille volte si torna sempre al punto di partenza, non ci si schioda dalla situazione di crisi: nessuno sa come e cosa fare per uscire dal pantano e ognuno pensa anche alla propria collocazione personale futura, dato per certo che Valentino è con la valigia in mano. Il fatto, poi, che nel 2022 Rossi porti il suo VR46 in MotoGP con moto Ducati, evidentemente fa sì che Yamaha lo tenga a “debita distanza”, dandogli contentini (l’acceleratore elettronico…) ma non certo gli sviluppi della M1. Tuttavia, anche nel buio si può intravedere un filo di luce. In questo caso, dal Sachsenring, per Valentino c’è un appiglio che può far pensare, se non a un ribaltamento della situazione, a un possibile risveglio.

LA PISTA DEL DOTTORE

—   Adesso c’è subito Assen, per Valentino il “suo” circuito, l’occasione da non perdere. Il giro “buono” va tirato fuori sin dal venerdì perché serve guadagnare file allo start e non rimanere ingabbiati in corsa nei primi giri. Non sono, questi, solo auspici di circostanza ma interpretazioni dei dati basati sul cronometro. Girare al Sachsenring (e non solo lì) su tempi di tutto rispetto vuol dire “non essere fermi” che, però, bisogna crederci. Ci deve credere Valentino, ci deve credere la squadra, ci deve credere Yamaha. Poi verrà il dopo. Poi. Da Assen. Una bella prestazione ad Assen, un gran ritorno addirittura nella top five, può essere l’occasione per il grande annuncio dell’addio alle corse a fine 2021. Non serve perder altro tempo e logorarsi pensando oggi al 2022 e se addirittura correre la prossima stagione su una Ducati del suo VR46 Team. A Rossi, così come ai suoi nuovi partner (Ducati in primis) tutto serve meno che un’altra stagione d’inferno. Il 2022 sarà l’anno della MotoGP senza Valentino Rossi in pista. Bisogna farsene una ragione.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Moto/moto-GP/23-06-2021/motogp-germania-valentino-rossi-giro-c-ma-cosa-manca-abbandonare-bassifondi-4102210947486.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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